Rivoluzione in Venezuela, Guaidò: “Sì, se puede”

Uno slogan molto simile a quel 'Yes we can' che portò nel 2008 Obama al trionfo elettorale.

Rivoluzione in Venezuela
Rivoluzione in Venezuela

Plaza Venezuela, si levano alte le grida che reclamano una rivoluzione. Sono migliaia le persone che ascoltano il capo dell’opposizione e leader dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò giurare sulla costituzione, autoproclamandosi presidente ad interim fino a che non ci saranno nuove elezioni democratiche. “Sì, se puede” – dice. Uno slogan molto simile a quel ‘Yes we can’ che portò nel 2008 Obama al trionfo elettorale.

Il riconoscimento di Trump

Dopo poco dalla Casa Bianca arriva subito il riconoscimento ufficiale nei confronti di Guaidò. “Nicolas Maduro e il suo regime sono illegittimi – afferma Donald Trumpe il popolo del Venezuela ha fatto sentire con coraggio la sua voce chiedendo libertà e rispetto della legge”.

La mossa di Trump, in realtà, era già nell’aria. Da sempre il presidente americano considera Maduro un usurpatore e un dittatore, mentre il presidente dell’Assemblea nazionale autoproclamatosi leader rappresenta per Washington l’unica figura legittimamente eletta dopo le contestate elezioni politiche nel Paese.

L’amministrazione Usa ha lanciato un appello a tutte le capitali occidentali affinché seguano il suo esempio. Il primo a farlo è stato il Canada di Justin Tudeau, seguito da larga parte dei latinoamericani, anche se in soccorso di Maduro arrivano il Messico e la Bolivia.

La replica di Maduro

Maduro, parlando dal balcone a una folla di sostenitori,ha replicato subito annunciando la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Usa, dando ai diplomatici americani 72 ore di tempo per lasciare il Paese. “Ci difenderemo a ogni costo”, dichiara.

Comunque per Maduro la situazione pare difficile. La tensione a Caracas e in tutto il Paese è alle stelle. Una folla enorme si è riversata in strada e solo nella capitale, a seguito degli scontri con la polizia e con la guardia nazionale, si registrano almeno nove morti e diversi feriti. “Resteremo qui finché il Venezuela non sarà liberato”, ha promesso Guaidò dopo il giuramento, chiedendo all’esercito di mollare Maduro e di ristabilire i dettami della Costituzione.

No al ritiro diplomatico

Gli Usa non ritireranno i propri diplomatici da Caracas, come chiesto da Nicolas Maduro. Questo perché non lo riconoscono come legittimo presidente e quindi “non considerano che abbia l’autorità legale per rompere le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti o dichiarare persona non grata i diplomatici” americani. Lo afferma il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ricordando che Juan Guaido, riconosciuto come presidente ad interim, “ha invitato la nostra missione a restare in Venezuela”.