Guerra civile in Venezuela: Guaidò giura da Presidente e Trump lo riconosce

L'indiscrezione bomba in merito alle intenzioni di Trump era trapelata da un lancio della CNN che nel riportare la clamorosa notizia cita tre fonti primarie all'interno della Casa Bianca.

Juan Guaidò
Juan Guaidò

Donald Trump riconosce Juan Guaidò come presidente legittimo del Venezuela subito dopo l’autoproclamazione dello stesso avvenuta in piazza oggi. Il Venezuela è di fatto in piena guerra civile. L’indiscrezione bomba in merito alle intenzioni di Trump era trapelata da un lancio della CNN che nel riportare la clamorosa notizia cita tre fonti primarie all’interno della Casa Bianca. Il presidente Usa annunciava di voler pubblicamente avallare quello che, per converso ma di fatto, sarebbe un atto di aperta ostilità al governo di Nicolas Maduro. Di ostilità, si badi bene, non di mancato riconoscimento politico, cosa che è ovviamente già avvenuta.

Gli step di un’azione congiunta che vedesse gli Usa spalleggiare apertamente il rovesciamento del presidente dittatore sono dettati di fatto dalla decisione di Guaidò di guidare oggi, nell’anniversario della fine della dittatura di Peter Jimenez nel ’58, una grande marcia di protesta in quel di Caracas nel corso della quale si è autoproclamato presidente.

Guaidò giura come Presidente

Pochi minuti fa, esattamente un’ora me mezzo fa, Guaidò ha giurato coram populo dopo ore difficilissime ed una manifestazione che ha registrato sconti accesissimi fra forze lealiste e manifestanti. “Oggi, 23 gennaio 2019, nella mia veste di presidente dell’Assemblea nazionale, invocando gli articoli della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, (…) davanti a Dio onnipotente ed al Venezuela (…) giuro di assumere formalmente i poteri dell’esecutivo nazionale come il presidente in carica del Venezuela per raggiungere la cessazione dell’usurpazione, un governo di transizione e avere elezioni libere”, ha detto Guaidò prima di centinaia di migliaia di manifestanti.

Letta più “papale”: il presidente del Parlamento venezuelano è giunto alla decisione cruciale di sfidare Maduro apertamente e su un terreno che ritiene non essere più controllato, non abbastanza almeno, dalle forze di polizia speciali fedeli al dittatore. Detta ancor più stringata in un concetto: la polveriera Venezuela è esplosa, esplosa davvero. Mezzo esercito è fedele all’opposizione e un’altra robusta fetta sta incassando in questi giorni slogan e danè provenienti da casse oltre confine.

L’influenza Usa

Il pubblico riconoscimento di Guaidò da parte di Trump come legittimo ed unico Presidente del Venezuela è dunque figlio di un’azione congiunta, in cui i servizi statunitensi stanno già operando da tempo per “sponsorizzare a distanza” il rovesciamento di Maduro. La cosa deve però essere di fatto un “alzamiento”, una legittima sollevazione da parte di un popolo affamato ed allo stremo. Oggi non c’è stata una prova generale, ma un primo passo verso la guerra civile.

Mai come ora forse, nella controversa storia delle ingerenze delle “barbe finte” statunitensi negli affari delle tormentate repubbliche delle banane dell’America centrale e meridionale, movente strategico e motivo ideologico sono andati a collimare in maniera così netta. Netta e coordinata al punto tale che le fonti di Washington indicano una tempistica praticamente sincronizzata con la grande marcia di oggi.

Tutto questo dopo che gli Usa avevano dichiarato Maduro illegittimo e che lo stesso aveva messo in atto l’ultimo, trucidissimo blitz in quel di Maracaibo, dove quattro “terroristi” erano stati fermati in un albergo. Una foto dalla provenienza ambigua mostra un cassetto in uso al quartetto contenente armi automatiche e granate, due delle quali del tipo M26 a frammentazione in dotazione alla US Army. In Europa le manifestazione anti Maduriste si stanno sommando a quelle, sporadiche ma tignose, dei movimenti comunisti integralisti che appoggiano il verbo socialistese del presidente in carica. In carica per quanto ancora, davvero non si sa. Se non è un count down, poco ci manca.