Trump e l’enigma dello shutdown: declinata dai Dem la proposta sui dreamer

Donald Trump, per risolvere lo Shutdown, ha offerto ai Dem una legge sui dreamer in cambio dei soldi per il muro USA-Messico: la risposta è stata negativa.

Donald Trump: rifiutata la proposta dei Dem
Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti

Donald Trump tende la mano ai democratici e fa loro un’offerta sulla querelle muro-shutdown: il presidente è disposto a concedere revisioni sostanziali della sua politica sull’immigrazione a patto che i dem gli sblocchino, tramite il Congresso, 5,7 miliardi di dollari per finanziare “The Wall” fra Usa e Messico. I dem avrebbero già fatto sapere che la proposta del Tycoon della Casa Bianca è gradita come una corsa nudi in un campo di ortiche.

Il secco NO dei Dem

Tant’è, in poco meno di due ore negli Stati Uniti si è consumato l’ennesimo nulla di fatto, con Trump che ha dovuto incassare il no degli avversari e con il paese che entra nel suo mese secco di shutdown, il blocco istituzionale delle attività federali figlio della mancata approvazione dello strumento economico nazionale.

Il sugo della proposta di Trump pareva, ad onor del vero, allettante: il presidente, che la proposta se la era fatta mettere nero su bianco dal suo fido “consigliori”, nonché genero, Jared Jusher, offriva: una legge a protezione dei “dreamer”, gli immigrati che in territorio Usa ci erano entrati bimbi e da genitori irregolari, nonché una legge sui Tps, gli immigrati con stato temporaneo di protezione. Nulla da fare. Poche ore dopo l’annuncio della proposta era arrivata la risposta di Dick Durbin, capogruppo al Senato degli “asinelli”. E la risposta era stata un no con annesso sollecito a Trump, l’ennesimo, ad avvalersi delle sue prerogative presidenziali per mettere fine allo shutdown.

Trump e l’obiettivo del muro

Il dato politico è evidente: l’assenza di una dichiarazione di emergenza nazionale, agitata da Trump come uno spauracchio per far rinsavire gli avversari politici e incassare, al contempo, i finanziamenti per il muro di confine sembra testimoniare che in seno allo staff di Trump, possa ver preso piede la linea più “morbida” e razionaleggiante, bizantina se vogliamo. E’ quella che fa capo a Mik Mulvaney, capo dello staff interinale ma da sempre con sogni ed attitudini alla De Pretis.

I dem hanno intanto provveduto a sbloccare un miliardo di dollari, ma “solo per la sorveglianza” del confine, non certo per il suo incremento strutturale da recinzione nazionale a muro vero e proprio. Anche qui il messaggio politico pare chiaro: in America siamo tutti d’accordo sulla tutela dei confini nazionali ma, Donald mio, “nuntallargà”. Ma, se le posizioni sono così chiare, se le dietrologie paiono così evidenti e i messaggi fra le righe paiono così ammantati di un malcelato ed oggettivo buon senso, perché 800mila impiegati pubblici americani sono ancora senza stipendio?

Continua il duello

Delle due l’una: o ciascuna delle parti sul ring si limita a fare professione pubblica di buona volontà ma solo sperando che la controparte ceda e faccia incassare almeno tre quarti del pacchetto oppure in campo sono scese le seconde file che stanno cercando di ricucire ciò che le “star” del duello avevano in questi ultimi giorni drasticamente separato.

Negli USA Trump potrebbe perdere molti consensi

L’America, intanto, aspetta, si connette ai siti e se la gode un po’ meno. In politica estera Trump il suo appeal pare averlo conservato, ma all’interno il logorio c’è e si vede tutto. Negli Usa le fronde contro le guerre “sporche” sono sempre state tignose ma minoritarie, ma se agli americani gli tocchi le tasse e i danè, dati alla mano, su quattro elettori due saranno tuoi nemici.

Redazione CiSiamo
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