Elezioni in Congo: spunta l’ipotesi brogli

Le votazioni in Congo potrebbero essere state truccate dai brogli. A dichiararlo è una fonte della Conferenza Episcopale congolese.

Presunti brogli nelle votazioni in COngo
A dichiarare i brogli in Congo una fonte del Vaticano

Elezioni in Congo, il Vaticano ammette di sapere che qualcosa non quadra nel risultato ma si sfila da un ruolo attivo di intervento sulla faccenda. Il portavoce dalla Conferenza episcopale congolese Donatien Nshole lascia intendere di aver fiutato brogli ma al contempo spiega che non tocca al Vaticano adire gli organi di giustizia per il ripristino della legalità. A leggerla più “papale” i vescovi locali hanno sgamato il torbido ma vedono già nell’esercizio funzionale delle prerogative democratiche, sia pur in sospetto di magagna, un risultato positivo.

I brogli al centro del voto in Congo

La nota con cui la teoria del “bicchiere mezzo pieno” viene esplicitata con serafica lucidità è stata pubblicata da Vatican News poche ore fa. Il contesto è quello noto: dopo anni di dittatura trucidissima di Mobutu e dei delfinati altrettanto lerci della dinastia dei Kabila, il Congo democratico è andato al voto, consegnando a Felix Tshisekedi un comodo 38% dei consensi. Secondo molti è considerato unico e vero oppositore di Kabila e naturale punto di approdo della rinovata verve democratica del paese africano, con un 34%, Martin Fayulu. Terzo e bastonatissimo dal suo ruolo di candidato filogovernativo vicino alle camarille del precedente regime Ramazany Shadari; a lui un bigio 23% che però ha di fatto segato le gambe al candidato numero due, sottraendogli consensi utili per stravincere come pronosticato dagli analisti internazionali.

I dubbi sulle votazioni

La Chiesa cattolica aveva piazzato a pie’ d’urna oltre 40mila osservatori, ovviamente schierata a tutto tondo a favore di una transizione democratica che riconsegnasse il Congo alle regole del buon governo. I ritardi con cui le commissioni elettorali si erano pronunciate ed alcuni brogli palesi avevano poi innescato il botto: una fonte che aveva scelto l’anonimato, ma molto vicina sia alla Conferenza episcopale congolese che agli ambienti governativi tradizionali aveva suggerito a VN come il voto fosse stato pilotato allo scopo di favorire un accordo fra Sahadari e Tshisekedi per evitare che a vincere fosse proprio il più democratico dei tre, quel Fayulu giunto secondo per un misero 4% di voti.

In tutto questo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu era stato convocato proprio per far luce sulla torbida faccenda. Paesi come Belgio (ex alma mater colonialista abbestia e con interessi ancora radicatissimi in situ), Francia, Olanda e Gran Bretagna hanno dubbi maiuscoli sulla regolarità del voto. Un voto il cui esito ha portato anche a violentissimi scontri fra i sostenitori del “trombato” Fayoulu e la polizia.

La posizione della Chiesa

Nella città di Kikwit si contano già tre vittime. Dal canto suo, il vescovo Nshole non le ha mandate a dire, in tema di violenza, sia pur in una logica traccheggiante in tema di posizione ufficiale su un voto che pare appurato come farlocco: “I vescovi hanno preso atto della pubblicazione dei risultati provvisori delle elezioni presidenziali che, che per la prima volta nella storia del nostro Paese, aprono la strada alla via dell’alternanza ai vertici dello Stato.

Tuttavia, i vescovi constatano che i risultati pubblicati dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) non corrispondono ai dati raccolti ai seggi dalla loro Missione di osservazione elettorale. E questa è una constatazione. (…) Contrariamente alle attese di alcuni compatrioti, non spetta ai vescovi di dire i no, dare le tendenze e ricorrere alla giustizia. I vescovi esortano invece gli attori politici interessati ad usare la via del diritto, in conformità con la Costituzione e la legge elettorale. E i vescovi chiedono al contempo al popolo di Dio una prova di maturità civica, soprattutto di evitare che si ricorra alla violenza”. Stiamo a guardare e diciamo amen.

Redazione CiSiamo
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