Sardine in piazza a Milano: chi c’è davvero dietro al movimento del popolo

La manifestazione, come quella di Bologna, è partita da un post su Facebook. Sul palco è intervenuto anche il fondatore, Mattia Santori

Le Sardine stanno conquistando le piazze, l’ultima è quella di Milano. La ragione dietro alla manifestazione è semplice: far sapere che ci sono. E la loro presenza si fa sentire anche in Piazza Duomo, piena sin dalle 18:00 di domenica sera, nonostante la pioggia battente e uno scarso impianto audio.

Le Sardine a Milano: come è nata la manifestazione

Una manifestazione nata spontaneamente sui social, secondo quanto racconta Ivano Cipollaro, uno degli organizzatori. “È partito tutto da un post su Facebook. Ho chiesto: ‘Sardine a Milano ne abbiamo?’ E mi hanno risposto subito in tantissimi“. Una partecipazione molto sentita, quella dei milanesi: “Un paio di settimane fa non ce lo saremmo mai aspettati, non ci avremmo scommesso un centesimo“, afferma stupito Ivano.

Chi c’è davvero dietro le Sardine scese in piazza?

In molti hanno accusato le Sardine di essere solo la facciata di altri gruppi o partiti. Uno fra tutti Matteo Salvini, che ha spesso usato l’espressione “Se gratti il sardino, trovi il piddino“. Anche Giorgia Meloni è intervenuta accusando le Sardine di essere “eterodirette da Prodi e dal PD“. In effetti Cipollaro, che ha portato le Sardine in piazza a Milano, ammette di essere tesserato PD. “Ma il PD non c’entra niente con questa manifestazione“, aggiunge. “Dietro le Sardine ci sono le Sardine“, spiega Debora Dal Muro, un’altra organizzatrice. “Abbiamo qui un palco con un impianto audio che non è sufficiente a supportare questa piazza. Se avessimo davvero avuto aiuti dai partiti, non saremmo messi così“.

No, PD non l’ho mai votato. Ovviamente non mi riconosco nella politica di destra, ma non ho mai votato PD“, mi risponde un’altra ragazza scesa in piazza con le Sardine di Milano.

Altri ribadiscono di non essere tesserati PD, ma di non aver mai votato Lega. “Non credo che ci sia il PD dietro tutto questo“, riferisce signore. Una visione confermata da Mattia Santori: “Non si tratta di opposizione o maggioranza. Qui si tratta di riaffermare che il messaggio politico non può essere aggressivo, non può partire dall’insulto e dal nemico. E finché non si cambierà il linguaggio politico non cambierà la politica“.

Redazione CiSiamo
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