Il coronavirus e il gioco delle parti

Fragili e non immortali. Il coronavirus ci mette paura perché non lo conosciamo, perché è la novità mentre altre malattie uccidono da anni. Ma allora perché questa psicosi? Semplice, evitare l'epidemia per evitare che altri anziani, altre persone già malate, possano morire prima del dovuto. In questa corsa all'informazione e alla disinformazione c'è chi striscia per distruggere quanto di buono fatto dalle istituzioni fino a oggi.

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È vero, noi siamo essere umani. Pensiamo di essere immortali, invincibili e intramontabili. Non è così. Al contrario, siamo fragili. Siamo pronti a farci travolgere dagli eventi, siamo deboli psicologicamente, ma allo stesso tempo non bisogna prendere nulla sottogamba.

Insomma, diciamoci la verità. Il coronavirus è un’influenza molto forte che, pare, prendersela soprattutto con gli anziani o con persone che avevano già diversi problemi nel proprio quadro clinico e allora perché fermare tutto?

Semplice, ma va spiegato. Per evitare il contagio, per evitare che poche centinaia di persone che hanno preso il virus possano trasformarsi in decine di migliaia e tra queste possono esserci i nostri nonni o i nostri genitori.

È assolutamente sensato prendere le precauzioni giuste, come fatto dalla Regione Lombardia. Ma come detto ogni prevenzione si è trasformata in una psicosi di massa. Qui noi poveri esseri umani siamo caduti nell’ansia e nello stress che trovano presa nella nostra paura più profonda, la morte.

Solo l’idea che ci sia una nuova malattia che uccide ci ha sconvolti. Come se influenza stagionale, meningiti, tumori, infarti e via dicendo non causino la fine della vita, come se tutte queste malattie venissero meno. Ma allora cosa ci spaventa tanto? Ci terrorizza la novità.

Qualcosa a cui non siamo abituati, qualcosa di cui non sappiamo molto a riguardo, qualcosa che è ancora tutto in divenire. È giusto? Da un certo punto di vista sì, ciò che non conosco lo allontano – che è un pensiero che di questi tempi, su altri argomenti è spesso venuto fuori nella politica italiana – dall’altra parte invece c’è la ragione, la logica per cui un malato di cancro farebbe volentieri a cambio con il coronavirus.

Lasciamo perdere per un attimo le fake news o – come gli ha definiti Burioni – i virologi della domenica, ma qui ci troviamo di fronte alla prima epidemia gestita, proclamata, condivisa sui social network e – come ha scritto Severgnini nel suo editoriale – questo cambia e ha cambiato tutto. La velocità dell’informazione e della disinformazione, la velocità delle precauzioni da prendere, ma anche degli allarmismi. È tutto un susseguirsi di verità e smentite e in tale caos non è facile prendere decisioni, nemmeno per le istituzioni.

A qualcuno conviene creare scompiglio mentre altri cercano di rimettere insieme tutti i pezzi. Qualcuno cade, qualcuno striscia, altri volano. Come in ogni relazione, come in ogni scambio, come in ogni situazione c’è qualcuno che crea e qualcuno che rompe. Sia chiaro però chi tenta di distruggere nella speranza di essere nominato a riparare, è il primo del gruppo di chi striscia.

Redazione CiSiamo
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