In Italia il 12% delle aziende pianifica licenziamenti

Tagli al personale messi in conto da almeno un’impresa su 8. Lo rileva il report annuale dell’Istat

In Italia il 12% delle aziende pianifica licenziamenti

In Italia il 12% delle aziende pianifica licenziamenti. A rilevarlo è il report annuale targato Istat, che inquadra la situazione sul territorio nell’immediato post-lockdown. I dati analizzati dall’Istituto nazionale di statistica arrivano infatti fino a maggio, mettendo in luce problemi di liquidità che rischiano di pesare non poco sulla maggior parte dei settori economici.

Problemi che potrebbero rivelarsi nelle loro conseguenze più devastanti dopo il 17 agosto. In quella data infatti verrà meno il blocco dei licenziamenti imposto dall’esecutivo, una scadenza che fa presagire tagli quantificabili in decine di migliaia di lavoratori.

A rischiare maggiormente i dipendenti con contratti a scadenza e a tutele decrescenti, in primis giovani e precari.

L’Istat legge i dati: un 2020 nero?

Le previsioni dell’Istat per l’immediato futuro non sono positive. Il report annuale evidenzia una concatenazione di elementi pronta a far segnare forti ribassi degli investimenti, quindi problemi di liquidità e – come conseguenza inevitabile – massicci tagli del personale per un numero molto elevato di aziende italiane.

Circostanza quest’ultima evidenziata nel quarto capitolo del report annuale sulla situazione del Paese: Il sistema delle imprese: elementi di crisi e resilienza.

Qui si nota che almeno un’impresa su otto ha già messo in conto o sta per attuare un piano di uscita per parte della sua forza lavoro. Pesa la flessione enorme alla voce entrate distribuita tra primo e secondo trimestre del 2020. Il tutto conduce verso un netto peggioramento dello scenario già buio inquadrato lo scorso dicembre dall’Istat.

Eppure – specificano dall’Istituto – non si può escludere la presenza di segnali positivi, con un parziale rimbalzo della domanda che sta interessando soprattutto quest’ultimo periodo. Si nota in particolare uno sforzo di diversificazione che finirà per ripagare, soprattutto sul lungo termine:

“Il problema del reperimento della liquidità è molto diffuso, i contraccolpi sugli investimenti, segnalati da una impresa su otto, rischiano di costituire un ulteriore freno ed è anche preoccupante che il 12% delle imprese sia propensa a ridurre l’input di lavoro. Ma si intravedono anche fattori di reazione positiva e di trasformazione strutturale in una componente non marginale del sistema produttivo”.