In Italia crescono i nuovi poveri

Sono almeno 153mila le nuove richieste arrivate alla Caritas, ovvero da persone che non avevano mai avuto bisogno d’aiuto prima del coronavirus. Sono i nuovi poveri

In Italia crescono i nuovi poveri

In Italia crescono i nuovi poveri. A evidenziarlo sono i numeri più recenti della Caritas, che quantifica in 450mila le persone che hanno chiesto aiuto all’organismo benefico della CEI da marzo a maggio. Di quelle 450mila persone però il 34% era al suo primo ricorso all’assistenza. I nuovi poveri appunto, quelli che si sono trovati in una situazione d’emergenza economica principalmente a causa del coronavirus.

Più precisamente, sono oltre 153mila le richieste da nuovi nuclei familiari o privati che la Caritas si è trovata a gestire su tutto il territorio italiano. I dati fanno riferimento come detto ai mesi di marzo, aprile e maggio, ovvero quelli che comprendono il lockdown imposto dal governo.

L’assistenza si avvia sulla base di diverse domande, su tutte quelle dei cosiddetti pacchi alimentari. Ma sono molte anche le segnalazioni di bollette in sospeso, impossibilità a pagare la quota intera di un affitto mensile e necessità di trovare un nuovo impiego.

Il coronavirus pesa sugli italiani

L’ente fa notare nel suo report come il 95,9% delle sedi partecipanti al monitoraggio abbia registrato un numero maggiore di richieste e segnalazioni di problemi. Spiccano perdita di lavoro e fonti di reddito, difficoltà a rispettare scadenze nei pagamenti, ma anche problemi sul fronte scolastico e depressioni.

A rivolgersi alla Caritas soprattutto quei lavoratori cosiddetti irregolari, e per questo privi di adeguati ammortizzatori sociali. Ma anche molti dipendenti in attesa della cassa integrazione, casalinghe e lavoratori stagionali.

In linea più generale, si nota come le difficoltà economiche abbiano accentuato tutta una serie di disagi già presenti nel sottopelle del nostro territorio. Dalla mancanza di una residenza fissa alle difficoltà burocratiche, queste ultime acuite dalle richieste da inoltrare allo stato in tempo di COVID-19.

A queste ultime si aggiungano violenze familiari, problemi di usura e gestione quotidiana di parenti con handicap. Un enorme numero di servizi, che l’organismo prova a riassumere così nel suo resoconto del periodo:

“Complessivamente i servizi forniti sono stati molteplici. Comprendono i dispositivi di protezione individuale, la fornitura di igienizzanti, pasti da asporto, consegne a domicilio, servizi di ascolto e accompagnamento telefonico, acquisto farmaci e prodotti sanitari, ascolti in presenza su appuntamento, orientamento rispetto alle misure messe in atto dal governo, assistenza domiciliare, attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi, servizi di supporto psicologico, rimodulazione dei servizi per senza dimora, accompagnamento alla dimensione del lutto, sportelli medici telefonici, aiuto per lo studio e alloggio per quarantena”.