Wirecard ha ammesso di aver inventato 2 miliardi di euro

La società di pagamenti tedesca è crollata in Borsa dopo la scoperta che buona parte della sua liquidità non è mai esistita. Com’è stato possibile?

Wirecard ha ammesso di aver inventato 2 miliardi di euro

Wirecard ha ammesso di aver inventato 2 miliardi di euro. Dopo una prima fase di negazione e vani tentativi di localizzare la quota mancante – ipoteticamente distribuita tra due istituiti bancari filippini – dalla compagnia è arrivata l’amara conferma. I soldi non sono mai esistiti.

Così il tremendo calo di oltre il 65% in Borsa è arrivato a toccare l’85%, con un valore che da 104 è precipitato agli attuali 16 euro. La società ha dichiarato in una nota che – a seguito di “ulteriori esami” – il consiglio ritiene che vi sia “la prevalente probabilità” che non esistano 1,9 miliardi di euro presenti nei suoi conti su carta.

Il tutto era stato anticipato dal continuo rinvio della pubblicazione dei dati trimestrali, che aveva alimentato dubbi e timori riguardo il colosso tech. Il CEO Markus Braun si è dimesso lo scorso venerdì, dopo che i revisori conti hanno dichiarato irreperibile la liquidità.
1,9 miliardi di euro costituiscono circa un quarto del patrimonio dell’azienda.

Wirecard, truffe e bugie: com’è stato possibile?

Prima di arrendersi alle inevitabili dimissioni, Braun ha ipotizzato che la società potesse essere stata vittima di un “grosso raggiro”. Ma di fatto promesse di un’azione giudiziaria sono arrivate solo da Bank of the Philippine Islands, uno dei due istituti di credito filippini citati da Wirecard.

Domenica la banca centrale del Paese ha dichiarato attraverso un comunicato che non esiste alcuna traccia di entrate simili nel suo sistema finanziario, annunciando contestualmente l’apertura di un’indagine.

Wirecard è alla disperata ricerca di fondi che possano tenere a bada i creditori. Lo scorso venerdì ha fatto sapere di aver assunto la banca d’investimento Houlihan Lokey per elaborare nuove strategie di finanziamento. Ma la sfiducia dell’intero comparto finanziario è ora enorme, considerando che una simile circostanza va praticamente ad azzerare l’80% delle entrate del 2019.

Una favola finanziaria spezzata

Fondata nel 1999, Wirecard era considerata una delle aziende tecnologiche più promettenti in Europa. Si occupa di elaborare i pagamenti per consumatori e aziende e vende servizi di analisi dei dati.

La società ha quasi 6.000 dipendenti in 26 Paesi in tutto il mondo, e ha registrato ricavi per oltre 2 miliardi di euro nel 2018, vale a dire quattro volte quelli del 2013.

Molti investitori avevano individuato nella compagnia un’enorme opportunità, portando le azioni al suo massimo storico sopra i 190 euro, a settembre del 2018. Lo stesso mese Wirecard aveva sorpassato Commerzbank inserendosi nell’elenco delle 30 principali società tedesche. A quel punto, valeva più di 24 miliardi di euro.

I primi segnali negativi sono arrivati a gennaio del 2019, quando il Financial Times riportò la notizia di contratti retrodatati per una serie di transazioni sospette a Singapore. La società negò tutto, ma le azioni crollarono di circa il 50%. Il resto è storia recentissima, con la notizia dell’arresto del CEO Markus Braun diffusa solo pochi minuti fa.