Reddito di emergenza con poche domande e poco interesse

Già dal 10 giugno sono partiti i pagamenti delle domande accolte, che sono poche e non sembrano destinate a crescere più di tanto fino alla scadenza del 30 giugno

Reddito di emergenza con poche domande e poco interesse

Reddito di emergenza con poche domande e poco interesse. Sembrano questi gli elementi che al momento caratterizzano la misura introdotta dal governo Conte.

Nata per garantire un appiglio economico ai nuclei familiari più in difficoltà durante l’emergenza sanitaria, ha per ora visto arrivare poco più di 245mila domande. Un numero enormemente inferiore rispetto a quello previsto dall’esecutivo giallorosso, che parlava di un superamento delle 800mila istanze.

Delle 245mila domande, solo 67mila sono quelle per il momento accolte. Per questi 67mila nuclei familiari il Ministero del Lavoro ha annunciato pagamenti pronti già a partire dalla giornata di ieri, mercoledì 10 giugno.

Reddito di emergenza: i requisiti

Fino alla fine del mese sarà possibile fare richiesta del reddito di emergenza, ma anche in termini di interesse suscitato la misura sembra aver convinto molto poco. In primis, è ipotizzabile che il target di riferimento sia eccessivamente simile a quello proiettato verso altre misure assistenziali, che risultano ovviamente incompatibili con quest’ultima.

I requisiti per ottenere il reddito di emergenza comprendono la residenza in Italia, un patrimonio mobiliare inferiore a 10mila euro e ISEE che non superi i 15mila euro. La cifra ricevuta dai richiedenti aventi diritto è destinata al nucleo familiare e non al singolo. Varia dai 400 agli 840 euro, proprio a seconda del numero di componenti del nucleo e delle loro età e condizioni socio-lavorative.

Delle 244.355 domande presentate finora, la percentuale di istanze respinte è già molto alta. Oltre 147mila sono invece quelle ancora in esame presso gli uffici dell’Inps, che intanto ha già dato avvio alle procedure di pagamento per i primi 67mila redditi di emergenza.

39mila istanze rifiutate

Sono 39mila le domande rispedite al mittente per mancanza dei requisiti.
Una grossa parte delle istanze rifiutate mancava della Dichiarazione sostitutiva unica in corso di validità legata all’ISEE, necessaria per questo tipo di misura.

La spesa messa in conto dal Ministero del lavoro per il reddito di emergenza è pari a 954 milioni di euro. Lo ha ricordato il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, che ha definito il piano assistenziale come una “protezione economica” per tutti gli italiani maggiormente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia di coronavirus.

La scadenza del 30 giugno per le domande è ancora abbastanza lontana. Eppure, l’impressione è che alcuni fattori – tra cui l’incompatibilità con altre misure e una documentazione maggiore rispetto allo standard necessario per simili richieste – abbiano contribuito a un deciso insuccesso del reddito di emergenza.