Industria sportiva: perdite economiche da capogiro

Secondo Sportradar il comparto sportivo va verso perdite quantificabili in almeno 60 miliardi di dollari a livello globale. L'analisi

Per l’industria sportiva le perdite economiche a livello globale sono da capogiro.
Restrizioni e normative straordinarie successive alla pandemia di coronavirus hanno gradualmente imposto un vero e proprio stallo per il mondo sportivo. Solo nelle ultime settimane si comincia a parlare di ripartenze, ancora solo teoriche in Italia ma già concrete in Paesi come la Germania, con la Bundesliga pronta a giocare già da domani.

Ma in questo vuoto di circa due mesi, il colpo sul fronte finanziario è stato imponente secondo l’analisi effettuata da Sportradar, una delle maggiori società di analisi dei dati sportivi. L’impatto economico – per il settore a livello globale – è quantificabile in una perdita di 60 miliardi di dollari. Una mossa al ribasso che la stessa società ha definito “senza precedenti”, causata come facilmente intuibile dall’emergenza sanitaria mondiale.

Per l’industria sportiva si tratta di un calo che si farà sentire durante tutto l’anno, e che avrà un’influenza diretta sui cambiamenti futuri dell’intero comparto.

Industria sportiva: perdite record

A partire da inizio marzo, tutti gli appuntamenti sportivi dal vivo sono stati cancellati. Questo al fine di arrestare la diffusione del coronavirus, che al momento ha contagiato più di 4,4 milioni di persone in tutto il mondo. Secondo David Lampitt, amministratore delegato di Sportradar, la circostanza ha segnato con forza il 2020 di tutto il settore sul piano economico, per una flessione stimata tra il 50% e il 60%.

In termini di cifre, è traducibile per Lampitt in una perdita di 60 miliardi di dollari in tutto il mondo. Lo ha annunciato solo qualche giorno fa nel corso di un’intervista rilasciata alla CNBC, durante la quale ha parlato anche di “enorme mancanza” per gli spettatori di ogni Paese.

Proprio in ragione di questa mancanza, è lecito aspettarsi un ritorno massiccio dell’audience quando gli eventi riprenderanno.  Una “domanda repressa” che potrebbe tradursi in consumi incredibili, soprattutto nelle prime fasi di ripartenza.

Che tipo di ritorno allo sport?

Da domani ripartirà il campionato di calcio tedesco, la Bundesliga, mentre la coreana K League è già ripresa la scorsa settimana. Entrambi gli scenari potrebbero fornire utili indicazioni. Da una parte per quel che riguarda modi e intensità del ritorno al “consumo” per gli spettatori, dall’altra per tenere d’occhio le variazioni inevitabilmente imposte dalla pandemia all’appuntamento sportivo in sé, e in alcuni casi destinate a restare.

Per ora Sportradar ha fatto notare i sorprendenti numeri del calcio sudcoreano della K League. Le partite sono state distribuite in 37 Paesi, con una “domanda straordinaria” in Europa, Cina e Australia.

Risultati forse anche maggiori potrebbero arrivare da campionati di maggior prestigio quali Liga e Serie A. Ma la probabilità che i periodi di ripartenza in molti casi possano coincidere – nota Lampitt – mette di fronte al rischio di “un’eccessiva offerta di contenuti dal vivo” nel terzo e quarto trimestre del 2020:

“Si va incontro a un’enorme offerta di sport dal vivo, tutta concentrata nella seconda metà dell’anno. A quel punto sarà interessante vedere come quegli eventi sportivi competeranno tra loro”.