Come cambierà l’economia dopo il coronavirus? Basta guardare la Cina

Molti analisti ne sono convinti: per capire il futuro di lavoro ed economia basta guardare alla Cina

Come cambia l’economia dopo il coronavirus? Basta guardare alla Cina.
L’analisi targata CNN parla chiaro: per gran parte del 2020, la Cina ha vissuto nel futuro. La seconda maggiore economia al mondo è stata colpita dall’epidemia di coronavirus a dicembre, e costretta molto presto a rivoluzionare la sua quotidianità e la sua economia. Ed ora, mentre nel resto del mondo la fine vera e propria del lockdown sembra molto lontana, la Cina sta gradualmente riaprendo uffici, fabbriche e attività, con le aziende che stanno portando avanti nuovi piani di business e progetti per un’economia del domani.

Le risposte delle compagnie cinesi all’emergenza sanitaria sono diventate un punto focale per gli analisti di Wall Street negli ultimi mesi, pronti a guardare a marchi del calibro di Nike, Starbucks e Disney per studiarne i piani di lavoro e i loro comportamenti nel far fronte alla crisi.

Nike ad esempio ha comunicato di aver guardato a un “diverso lato della crisi”, e da qui appreso le migliori pratiche che potrebbero essere trasferite altrove. Sullo stesso piano Volkswagen, che nel riaprire il suo enorme impianto di Wolfsburg, in Germania, ha preso a modello tutti i passaggi seguiti nella ripresa dell’attività in 32 delle sue 33 fabbriche cinesi.

Si tratta di piani e strategie che poco hanno a che fare con un ritorno alla normalità, e che anzi potrebbero rovesciare in modo permanente il nostro modo di lavorare, fare acquisti e gestire le attività quotidiane. Tanto che per Alain Benichou, CEO di IBM China, si può persino parlare di “nuova normalità”.

Come cambia il lavoro: l’anteprima cinese

Alla domanda ‘come cambia l’economia dopo il coronavirus?’, molti tra amministratori e dirigenti d’azienda hanno risposto facendo notare come la crisi sanitaria abbia trascinato il mondo degli affari in avanti di almeno un decennio.

In questa cosiddetta nuova normalità, uno spazio fondamentale sarà occupato dallo smart working, mentre gli uffici sono caratterizzati da scrivanie distanziate e gel igienizzante presente in più punti, con sensori che vanno gradualmente a sostituire la maggior parte delle superfici condivise che eravamo soliti toccare (pass d’ingresso e dispositivi touch su tutti).

Investimenti molto più massicci nei sistemi di filtrazione dell’aria, plexiglass a separare le postazioni, e blocchi di carta sulle workstation da sostituire quotidianamente.

Sebbene simili impegni richiedano più spazio, non significa necessariamente che mantenere un ufficio diventi più costoso. In tanti infatti fanno notare come il telelavoro farà sì che sempre meno persone utilizzino gli spazi comuni rispetto a prima della pandemia.

Anche il modo in cui si comunica sullo stesso posto di lavoro è cambiato: il boom della domanda di software aziendali sul modello di Microsoft Teams si è mostrato “senza precedenti” secondo Jared Spataro, vicepresidente di Microsoft 365. Il programma – che favorisce messaggistica e videoconferenze – ha ora 75 milioni di utenti al giorno, vale a dire il 70% in più rispetto a marzo.

In un certo senso, è proprio questo il momento perfetto per i grandi marchi di acquisire nuovi clienti e creare connessioni durature, vista la decisa virata tecnologica in corso in grossa parte obbligata dall’emergenza sanitaria.

Al punto che lo stesso Spataro ha parlato di un vero e proprio occhio sul futuro del lavoro se si guarda soprattutto agli scenari orientali:

“È quasi come avere una macchina del tempo, perché Paesi come Cina e Corea del Sud sono tornati a lavorare e fare economia in un ambiente completamente rinnovato”.