British Airways taglia 12.000 posti di lavoro

Mossa obbligata per il colosso aereo britannico, sulla scia della crisi innescata dal coronavirus e il doloroso crollo dei ricavi

British Airways taglia 12mila posti di lavoro.
Ritardati il più possibile, i licenziamenti per sembrano ora imminenti, sulla scia della crisi innescata dal coronavirus. Ecco come la maggiore compagnia aerea del Regno Unito sembra in procinto di tagliare più di un quarto della sua forza lavoro. La mossa è interpretabile come il “pedaggio” di una pandemia di coronavirus che ha praticamente azzerato i fatturati delle più grandi realtà mondiali di settore.

Dopo l’allarme di qualche settimana fa, con cui annunciava 36mila dipendenti a rischio, sembra doversi ora arrendere a decisioni drastiche e definitive. È stata la capogruppo della compagnia a dichiarare che è in corso la notifica ai sindacati di un “programma di ristrutturazione”, che interesserà la maggior parte dei dipendenti e potrebbe comportare fino a 12.000 licenziamenti.

L’amministrazione centrale, che comprende anche la compagnia aerea spagnola Iberia, ha dichiarato che i ricavi del primo trimestre sono diminuiti del 13%, con una perdita operativa pari a 579 milioni di dollari.
Ma le perdite del secondo trimestre saranno di certo “significativamente peggiori”, e ci si aspetta di “tornare ai livelli di domanda del 2019 solo tra diversi anni”.

British Airways e Ryanair: tagli inevitabili

British Airways taglia 12mila posti di lavoro, ma anche Ryanair prepara una mossa simile. L’avvertimento delle due compagnie fa seguito a quello molto simile lanciato da Lufthansa, che ha vettori in Germania, Svizzera, Austria e Belgio.
Ma si tratta di mosse tristemente comuni al momento per il settore aereo, letteralmente affossato dal coronavirus. La pandemia ha obbligato a ridurre le dimensioni delle flotte e in molti casi sospendere le attività a basso costo.

“Quello che stiamo affrontando come compagnia aerea è una mancanza totale di normalità. Ieri per British Airways hanno volato una decina di aerei da Heathrow. In un giorno normale, ne volerebbero più di 300”, ha scritto il CEO Alex Cruz in una lettera indirizzata allo staff, che è stata poi diffusa dalla CNN.

Intanto la profonda crisi dell’intero comparto non accenna a placarsi, e si prepara a segnare un crollo dei ricavi del 55% per l’anno in corso, pari a circa 314 miliardi di dollari secondo quanto indicato dall’International Air Transport Association.

Virgin Australia ha rilevato un imminente crollo la scorsa settimana; la gemella Virgin Atlantic ha confermato di essere alla ricerca attiva di investitori disposti a mantenerla in vita, mentre intanto prova a ottenere un prestito dal governo britannico.
Senza alcuna certezza su quando cesseranno le restrizioni o quando i Paesi riapriranno i confini, British Airways deve “rimodellare se stessa”, ha affermato Cruz:

“La portata di questa sfida richiede un cambiamento sostanziale, quindi dobbiamo porci in una posizione competitiva e resiliente, non solo per affrontare la pandemia ma anche per resistere a eventuali riduzioni a lungo termine della domanda, shock economici o altri eventi che potrebbero avere un’influenza sul nostro lavoro quotidiano”.

L’ultima in ordine temporale – e forse la più rumorosa – è la decisione di Ryanair, che ha annunciato almeno 3mila licenziamenti, vale a dire il 15% della sua forza lavoro. Nell’illustrare la mossa, la compagnia ha evidenziato come per quest’estate più del 50% dei voli programmati non saranno effettuati.