Boeri: come la crisi da coronavirus cambia il mondo del lavoro

Boeri: come la crisi da coronavirus cambia il mondo del lavoro. Dagli ammortizzatori sociali al ruolo del sindacato, l'analisi dell'ex presidente dell'Inps

Boeri:
Tito Boeri

Boeri: come la crisi da coronavirus cambia il mondo del lavoro. Il Primo Maggio? “Quest’anno paradossalmente cade alla vigilia del ritorno al lavoro per molti italiani. Un lavoratore su due ha smesso del tutto di lavorare durante il lockdown in Italia, contro uno su tre nel Regno Unito o uno su quattro in Germania, secondo un’indagine curata da Vincenzo Galasso (vedi lavoce.info). È stato un non lavoro forzato, spesso disperato perché non coperto adeguatamente da ammortizzatori sociali”. A rimarcarlo è Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, in un’analisi su La Repubblica intitolata ‘Il fragile operaio digitale’. “Chi ha subito riduzioni del proprio reddito – spiega Boeri – era già tra i lavoratori più poveri in partenza. Nonostante le forti perdite che hanno subito, queste vittime economiche del Covid hanno obbedito ai decreti di un governo debole e al contempo invasivo come non mai nel regolamentare ogni frammento della nostra vita quotidiana. Lo hanno fatto perché attribuiscono grande valore alla salute, la stessa ragione per cui le norme sul divieto di fumo sono tra le poche leggi davvero rispettate in Italia. Non basterà comunque una fase due ancora molto nebulosa per far risalire i loro redditi e ci vorrà del tempo per assicurare a tutti condizioni di sicurezza adeguate tanto sul lavoro che negli spostamenti verso il lavoro”.

Boeri: come la crisi da coronavirus cambia il mondo del lavoro

Sicché per Boeri “serviranno ammortizzatori sociali molto più selettivi di quelli utilizzati sin qui: in grado di dare di più e a lungo solo a chi ne ha davvero bisogno, anziché offrire un bonus a tutti. Non basterà un decreto per far ripartire il lavoro anche perché le persone hanno bisogno di capire quali criteri si stanno seguendo nel decidere chi può lavorare e chi no”.

“In queste settimane – osserva l’economista – le imprese hanno dimostrato una grande capacità di adattamento: a inizio marzo solo il 6% delle imprese utilizzava lo smart working per più di due terzi dei propri dipendenti. Oggi questa percentuale è salita al 75% secondo una recente indagine Manageritalia. Si è pensato di tornare a offrire ai cittadini la più ampia gamma possibile di beni di consumo per sostenere la domanda? Ma allora perché escludere comparti come il commercio al dettaglio e il turismo che assorbono quasi un quarto dei bilanci famigliari? Se le condizioni di sicurezza possono essere garantite nei supermercati non si vede perché non sia possibile garantirle anche nel caso di molti piccoli esercenti“. Disamina che induce Boeri a vedere un nuovo ruolo anche per i sindacati: “Lo smart working sta diventando un potentissimo strumento in mano al sindacato per organizzarsi e per raggiungere i lavoratori. – scrive – Ora che se ne è, giocoforza, impossessato, ha capito che in questo modo si possono convocare riunioni molto più rapidamente, permettendo a molte più persone di esprimersi. Costa meno fare il sindacato sul web e si può anche farlo meglio consultando più spesso i lavoratori cui si vuole attribuire una voce collettiva. E’ anche questo, dopotutto, un modo per il sindacato di tornare sui luoghi di lavoro: è proprio sulle piattaforme on line che oggi operano i lavoratori più vulnerabili”, conclude.