Non toccate quei soldi: l’uso delle banconote ai tempi del coronavirus

La diffusione del coronavirus sta costringendo le istituzioni di tutto il mondo a riconsiderare un oggetto che miliardi di persone toccano ogni giorno: il denaro

non toccate quei soldi

Non toccate quei soldi: il coronavirus ci ha costretti a riconsiderare un oggetto che miliardi di persone toccano ogni giorno: il denaro.


La banca centrale della Corea del Sud ha deciso di togliere dalla circolazione tutte le banconote per due settimane. Il provvedimento – accompagnato dall’ordine di incenerire una percentuale di queste ultime – segue il tentativo di ridurre la diffusione del nuovo coronavirus. Già a metà febbraio la Cina, in piena emergenza sanitaria, aveva provveduto alla pulizia profonda di tutto il contante potenzialmente infetto. Una procedura svolta tramite sterilizzazione con luce ultravioletta, esposizione a temperature elevate e, in casi estremi, distruzione. Tutto il denaro sottoposto al trattamento proveniva da aree di infezione ad alto rischio, come gli ospedali. Una volta decontaminato, il denaro è stato conservato dai 7 ai 14 giorni prima di una reimmissione sul mercato.

Nel frattempo, sono molte le attività che hanno vietato i contanti; accettano solo pagamenti con carta di credito, come parte di uno sforzo che mira a far sentire il personale più a suo agio nel tornare al lavoro.

Il numero di contagi è sempre più elevato. L’epidemia, che coinvolge moltissimi Paesi a livello globale, potrebbe favorire l’adozione dei pagamenti mobili, recente tecnologia in forte ascesa ma ancora molto meno ricorrente delle transazioni in contanti.

Verso una società contactless?

Le opzioni di pagamento mobile e contactless, come Apple Pay, Samsung e Google Pay, consentono agli utenti di utilizzare smartphone ma anche smartwatch per pagare, oltre alle tessere dotate di chip NFC. In uno scenario simile, la stessa Associated Press ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo di un telefono o una carta che consentano il cosiddetto contactless, soprattutto nei casi in cui non è richiesta la firma e non è necessario per i commercianti toccare il terminale.

Alcune aziende hanno già modificato le loro procedure interne, al fine di ridurre il contatto di dipendenti e consumatori con superfici potenzialmente infette. Starbucks ha temporaneamente sospeso l’utilizzo di tazze nei suoi punti vendita del nordamerica, mentre Instacart ha dato avvio a una consegna a domicilio che non richiede nessun contatto tra le parti che portano a termine la transazione.

Tuttavia, questo e simili sforzi si scontrano con posizioni istituzionali nettamente opposte; come ad esempio quella della Banca centrale francese, il cui invito esplicito rivolto alle imprese è: accettate contanti. Allo stesso tempo molte città degli Stati Uniti – tra cui New York, San Francisco e lo stato del New Jersey – hanno approvato un decreto che impone l’accettazione di denaro contante, visto che milioni di americani non hanno un conto bancario o carte di credito. La liquidità resta la forma di pagamento più utilizzata negli Stati Uniti, pari a circa il 30% di tutte le transazioni secondo quanto segnalato dalla Federal Reserve. D’altronde sono molti i Paesi in cui il contante rappresenta ancora una parte cruciale del sistema finanziario; basti pensare all’Italia, dove nel 2019 il contante in circolazione ha rappresentato l’11,6% del PIL.

Numeri che appaiono dissonanti rispetto alle osservazioni in arrivo sul fronte sanitario: interpellato dalla CNN, il docente di microbiologia presso la London Metropolitan University, Paul Matewele, ha evidenziato la facilità con cui i migrorganismi vengono passati attraverso il denaro, spiegando come gli studi più recenti in merito abbiano rilevato la presenza sulle banconote di “una serie di elementi che mai avremmo pensato di trovare”.

Banconote: rifugio di batteri e virus

Uno studio condotto a New York ha portato i ricercatori a scoprire specifici microrganismi che vivono sulla superficie del denaro, e che vanno dai batteri presenti su viso e bocca a quelli dei genitali, fino ai virus influenzali. La stessa Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di lavarsi le mani dopo aver maneggiato denaro contante, soprattutto se ci si appresta a consumare un pasto:

“Sappiamo che il denaro passa di mano con frequenza e può catturare ogni tipo di batterio o virus, per questo suggeriamo alle persone di lavarsi le mani dopo aver maneggiato i soldi e non toccarsi la faccia prima”, recitano le disposizioni ufficiali rilasciate dall’Oms.

Va anche precisato che le carte di credito non sono necessariamente più igieniche: i microrganismi possono trasferirsi sulle tessere plastificate in modo simile, e i terminali dei punti vendita vengono comunque a contatto con più persone. In ogni caso, rappresentano un primo metodo per restringere almeno la cerchia degli agenti contaminanti.

Le aziende possono agevolare questo processo non richiedendo la firma alla cassa: per gli acquisti di basso valore – come un caffè o un panino – la sottoscrizione dell’utente non garantisce una vera protezione dalle frodi, e in molti di questi casi è una prassi quasi del tutto inutile.

Al di là dell’epidemia, la Cina è già ben avviata nel processo di trasformazione in una cosiddetta cashless society, ovvero una società priva di contante. Secondo eMarketer, quasi il 50% della popolazione cinese ha utilizzato pagamenti mobili per effettuare acquisti nel secondo trimestre del 2019. Le piattaforme di pagamento con codice QR, tra cui WeChat e AliPay, sono in fortissima crescita sul territorio e stanno conquistando anche altri mercati.

Ora, nel pieno dell’emergenza, dalla People’s Bank of China parlano di un raddoppio dei pagamenti mobili per il periodo.

Tuttavia, anche nell’adozione di soluzioni mobili e contactless le raccomandazioni restano: dalla Metropolitan University di Londra gli inviti sono quelli di mantenere puliti i telefoni, così come le carte, fare attenzione a quali superfici abbiamo toccato prima di simili transazioni e utilizzare salviette antibatteriche per pulire device e carte.