La Bei pronta a offrire altri 200 miliardi in garanzie

La Bei pronta a offrire altri 200 miliardi in garanzie. Lo spiega in un'intervista al Corriere della Sera il vicepresidente Dario Scannapieco

La Bei pronta a offrire altri 200 miliardi in garanzie
Dario Scannapieco - foto da Fb Giovani imprenditori Confindustria

La Bei pronta a offrire altri 200 miliardi in garanzie. Un pacchetto di misure attivabili subito, oltre a rendere flessibili alcuni parametri di eleggibilità per i propri prestiti così da sostenere il capitale circolante delle imprese, in particolare le piccole e medie. E’ quel che ha presentato la Banca europea per gli investimenti come reazione all’emergenza coronavirus. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Dario Scannapieco, primo vicepresidente della Bei. “La settimana corrente sarà decisiva, a iniziare dall’ Eurogruppo di oggi, per capire se i singoli Stati avranno il coraggio di dare un senso concreto alla parola ‘Unione’ europea o se ci si perderà in cavilli e dubbi”, afferma. Secondo Scannapieco, dopo una certa sottovalutazione iniziale e qualche passo falso, nella Ue “le decisioni che si potevano prendere con rapidità sono state prese“, dalla sospensione del Patto di stabilità alla revisione delle norme sugli aiuti di Stato. Oggi, spiega, l’Eurogruppo dovrà decidere sul Fondo di garanzia proposto dalla Bei ai suoi azionisti, “che sono gli Stati”, ipotizzato in 25 miliardi “ma potenzialmente aumentabile. Sosterrebbe interventi nell’economia reale, a favore del settore privato ma anche di regioni ed organismi pubblici non sovereign per 200 miliardi”.

La Bei pronta a offrire altri 200 miliardi in garanzie

Denaro che dovrebbe venire “dagli Stati ma con molta gradualità, a chiamata, quando necessario. Non c’è un onere immediato. Siamo disposti anche a finanziare noi gli Stati mettendo a disposizione la nostra tripla A”. Non è escluso, “in ipotesi, che per tale fondo si possano usare le risorse del Mes o della Commissione”. L’ Italia “si presenta in una posizione più fragile” quanto a finanza pubblica rispetto ad altri Stati dell’Unione, riconosce, ma “può nascere anche un’opportunità di ripensare al sistema Italia”. Per il vicepresidente della Bei “occorre fare riforme, anche costituzionali, che rendano l’Italia un Paese moderno, dove fare impresa è facile, la pubblica amministrazione è efficiente, il sistema giudiziario rapido, quello fiscale trasparente ed equo e le risorse pubbliche impiegate con saggezza e soprattutto verso gli investimenti“. Auspici, questi ultimi, che per la verità il mondo economico e finanziario fa da anni, invano.