Settore viaggi: è la crisi peggiore dall’11 settembre

Il coronavirus sta portando il comparto viaggi e turismo a vivere il momento peggiore dal post-11 settembre: sono a rischio 319 milioni di posti di lavoro. L’analisi

Il settore viaggi sta subendo lo shock peggiore dall’11 settembre 2001 a causa del coronavirus. La riflessione, targata CNN Business, snocciola numeri su numeri per dare un’idea della portata enorme della crisi. 

L’industria dei viaggi e del turismo è una delle più grandi al mondo, con 5.700 miliardi di dollari di entrate per circa 319 milioni di posti di lavoro. Vale a dire che una persona su 10 lavora nel comparto: nessun settore è più a rischio dall’arrivo dell’epidemia.

Settore Viaggi: annullati due Saloni internazionali

Il comparto ha già subìto un enorme danno economico dalle restrizioni agli spostamenti imposte dalle autorità, e dalla conseguente cancellazione di un numero imponente di viaggi.

Pesa anche l’annullamento di eventi chiave come il Salone del Libro di Parigi, il Salone dell’Auto di Ginevra, la Mediterranean Aerospace matching, il Carnevale di Venezia e tutta una serie di appuntamenti sportivi e mondani sparsi per l’Europa. Eppure – sottolinea CNN – potrebbe essere solo l’inizio.

Il colpo inferto all’industria dei viaggi ha il potenziale per costituire uno dei maggiori freni all’economia globale se il coronavirus continua a diffondersi ai ritmi mostrati nelle ultime settimane.

Settore Viaggi: le parole di Adam Sacks

Secondo Adam Sacks, numero uno della società di ricerca Tourism Economics, i dati sulle entrate e sull’occupazione che il settore produce a livello globale parlano chiaro: si tratta della realtà economica più importante al mondo:

“Se si misura per intero l’impatto del settore viaggi e turismo ci si rende subito conto che è maggiore rispetto a quello di qualsiasi altra industria al mondo. Nessun altro settore può dire di impiegare un lavoratore su 10. Questo succede perché è una realtà estremamente diversificata: include molte suddivisioni ed elementi a cui non penseremmo neanche. Oltre alle compagnie aeree e agli hotel, ne è interessato il commercio al dettaglio, la ristorazione, la tecnologia e una serie infinita di realtà”, ha spiegato Sacks.

Il forte calo dei viaggi inizialmente da e verso la Cina, epicentro dell’epidemia, ha presto riguardato il resto del mondo. Questa settimana United Airlines ha rivelato un crollo quasi totale della domanda cinese (-98%), e un calo del 75% della domanda a breve termine sul resto delle sue rotte verso il Pacifico. I cittadini cinesi rappresentano i viaggiatori più attivi a livello globale, con 180 milioni di passaporti rispetto ai 147 milioni degli americani. Diversi appuntamenti preposti ad accogliere più di 100.000 visitatori ciascuno sono stati cancellati anche se la sede dell’evento non è interessata da nessun focolaio. Pesa il rischio che gli spostamenti possano agevolare la diffusione del virus, e preoccupa la lentezza dei positivi a mostrare i primi sintomi.

Tra le conferenze annullate anche il Mobile World Congress di Barcellona, principale palcoscenico annuale per l’industria della telefonia mobile, il Motor Show di Ginevra, la conferenza di Facebook e – ironia della sorte – l’ITB di Berlino, ovvero la principale fiera commerciale per l’industria dei viaggi, pronta a ospitare più di 160mila persone.

Anche Amazon in difficoltà

Si aggiungano a questo scenario tutti i viaggi di lavoro annullati o sospesi sulla scia delle preoccupazioni delle aziende; colossi come Amazon stanno scoraggiando apertamente i dipendenti dal fare “viaggi non indispensabili”. Secondo un sondaggio condotto dalla Global Business Travel Association, su 400 imprese quasi la metà ha già cancellato o posticipato almeno una riunione o un viaggio per via del coronavirus. Il gruppo stima un crollo degli spostamenti causa business che sfiora il 40%. Si tratta di una portata paragonabile a quella che ha seguito gli attentati dell’11 settembre. In quei frangenti, la fiducia migliorò solo col passare del tempo. Nel caso del coronavirus, i timori legati ai viaggi crescono di giorno in giorno in un momento come questo.

La circostanza sta cambiando il modo in cui molte aziende lavorano, ma anche tutti gli sforzi di compensazione non possono nascondere perdite di miliardi di dollari e un impatto sull’intera economia globale.

Oltre ai viaggi d’affari, va tenuto conto del crollo registrato dal cosiddetto turismo di piacere, che ha già intaccato le consuete pause primaverili e sta seriamente compromettendo anche le vacanze estive.

Un sondaggio condotto su 1.200 statunitensi dalla Kaiser Family Foundation ha rilevato che uno su otto ha già modificato i propri piani a causa del coronavirus.

L’impatto complessivo dipenderà dalla durata dell’epidemia. Alcune importanti indicazioni arrivano dalle crisi sanitarie passate: l’epidemia di SARS mostrò una graduale ripresa del flusso abituale di viaggi e spostamenti solo al ripristino di un senso di sicurezza nelle persone.

Settore Viaggi: recessione globale?

Quel che è certo è che le perdite registrate durante queste settimane non potranno in nessun modo essere recuperate. Anche per questo tra le conseguenze ci sono i tagli all’occupazione nel settore, già preventivati da diverse aziende. Ma milioni di altri lavoratori potrebbero esserne colpiti nei mesi a venire, se la domanda continuerà a mostrarsi così bassa; i più colpiti potrebbero essere i lavori a basso costo come le pulizie negli alberghi, i camerieri e gli operatori nei servizi interni agli aeroporti. 

Gli esperti non credono che il crollo dell’industria viaggi sia sufficiente a innescare una recessione globale, ma i numeri attuali non fanno che certificare l’effetto diffuso del coronavirus sull’economia globale.

Redazione CiSiamo
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