Crisi Air Italy, un tracollo evitabile?

Mentre il governo lotta per scongiurare la liquidazione, arriva la denuncia dei sindacati: “Situazione più volte fatta presente in passato, ma mai davvero presa in considerazione”. Intanto Ryanair si sfila da ogni possibile trattativa e lo scenario si fa sempre più nero

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L’11 febbraio è cominciata la crisi Air Italy. Da quando il CdA dell’azienda ha deliberato la messa in liquidazione della società e il fermo dell’intera flotta, con la conseguente cancellazione del piano voli della compagnia a partire dal 25 febbraio.

Sul tavolo del Ministero dei Trasporti si aggiunge quindi un altro dossier scottante e a scadenze strettissime, dopo l’affaire Alitalia e l’ipotesi nazionalizzazione ancora in ballo.

Primo obiettivo sembra quello di scongiurare la liquidazione, procedura che per la maggior parte dei dipendenti significherebbe non avere diritto alla cassa integrazione. I ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico) e Paola De Micheli (Trasporti) hanno dato avvio a un cosiddetto tavolo di crisi, esprimendo entrambi disappunto rispetto alla decisione del Consiglio d’Amministrazione, così improvvisa e drastica.

Proprio Patuanelli nelle ultime ore ha ribadito la necessità di salvaguardare i dipendenti, partendo da un prolungamento dell’operatività della compagnia che possa tenere aperta una finestra su nuovi possibili acquirenti.

Nel bel mezzo di una situazione simile, c’è però da inserire la non irrilevante denuncia arrivata dai sindacati, pronti a sottolineare come la difficile situazione di Air Italy fosse stata segnalata più volte al governo nel corso degli ultimi mesi.

Per Fabrizio Cuscito, segretario nazionale Filt Cgil, diversi allarmi sono stati sottovalutati, l’ultimo dei quali il 29 gennaio; non sarebbe stato inoltre rispettato l’accordo quadro del 2016, ovvero quello che prevedeva un monitoraggio incrociato della situazione da parte di tre diversi Ministeri – Trasporto, Sviluppo economico e Lavoro – che avrebbero dovuto incontrarsi con le parti ogni tre mesi.

Ora non sarà difficile comprendere la rabbia dei lavoratori del trasporto aereo – ha spiegato Cuscito – che il 21 andranno fuori al Ministero per un presidio e sciopereranno il 25 febbraio. Occorre trovare una soluzione complessiva, tanto per Air Italy quanto per Alitalia”.

Crisi Air Italy, come siamo arrivati a questo?

Per comprendere appieno il tracollo conviene fare un grosso passo indietro al 1963, quando nacque Alisarda con l’esplicito fine di promuovere il turismo in Sardegna. Divenuta Meridiana a inizio degli anni ‘90, nel 2017 venne acquisita per il 49% da Qatar Airways.

La denominazione attuale deriva da un procedimento seguente al novembre del 2017, quando Meridiana incorporò definitivamente Air Italy, compagnia nata nel 2005 e controllata da Meridiana già dal 2011.

Nel 2018 diviene ufficialmente Air Italy, realtà targata al 49% Qatar Airways e al 51% Alisarda. Inaugura i voli il primo marzo 2018, ma si trascina perdite per milioni di euro dall’estinta Meridiana. Eppure la mission punta a standard elevati per il settore low cost, con 50 velivoli, 1.500 assunzioni e un’utenza stimata in oltre 10 milioni di viaggiatori.

Ma il ridimensionamento degli obiettivi è rapido e costante: al gennaio del 2020 gli aerei sono appena 11, le rotte quasi dimezzate e le perdite lievitate fino a 200 milioni di euro, con un calo di fatturato che si aggira sul 60%.

Uno scenario sempre più complesso e di fatto senza uscita, che spinge il Consiglio d’Amministrazione a dichiarare la messa in liquidazione volontaria lo scorso 11 febbraio. Anche Qatar Airways sarebbe infatti impossibilitato ad aumentare la sua quota, pena la violazione delle normative europee e la perdita della licenza.

All’interno dello studio notarile Marchetti di Milano, i soci della compagnia impiegano appena 25 minuti a decretare la fine di Air Italy, tutti d’accordo sull’effettiva impossibilità di intravedere un percorso che possa portare verso degli utili. 

Così, in un beffardo ritornare degli eventi, spetta agli ex commissari Alitalia Enrico Laghi e Franco Maurizio Lagro far parte del collegio liquidatori. 

Crisi Air Italy: cosa succede per i viaggiatori

L’11 febbraio, data della messa in liquidazione decretata dal CdA, non corrisponde ovviamente a quella del fermo delle attività, ma solo a quella in cui risulta di fatto chiusa ogni possibilità di prenotare per gli utenti. Ufficialmente la compagnia, con il suo pacchetto voli, sarà operativa fino al prossimo 25 febbraio; fino a quella data infatti le prenotazioni già effettuate dai passeggeri saranno garantite grazie a spostamenti su voli di altre compagnie. 

Dal 26 febbraio scatterà invece un sistema di rimborsi e di tariffe agevolate: quelli che avevano una prenotazione potranno usufruire delle cosiddette “tariffe di salvataggio”, garantite da compagnie come Ryanair e EasyJet.

Sul suo sito Ryanair parla ad esempio di un “costo fisso di 39,99 euro, dedicato a chiunque sia in possesso di una prenotazione per volare tra Milano Malpensa e Napoli, Catania, Palermo, Lamezia Terme, Cagliari e Tenerife, tra il 26 febbraio e il 31 marzo 2020”.

Una pratica commerciale, quella delle tariffe agevolate, che non è andata per niente giù all’Unione nazionale dei consumatori, pronta a spingere per un più corretto rimborso totale. 

Cosa succede a compagnia e dipendenti

Il destino della compagnia è la nota più dolente, posta per il momento di fronte a porte del tutto chiuse. Contrariamente quanto prefigurato in un primo momento, Ryanair non rileverà Air Italy. Lo ha confermato – tramite dichiarazioni inequivocabili – il direttore commerciale della società irlandese, David O’Brien, parlando di “acquisto inutile” e di “nessun interesse” a una possibile operazione.

Diverso potrebbe essere invece il ruolo di subentro del vettore irlandese, possibile sostituto di Air Italy in tutte le tratte lasciate scoperte da quest’ultima, andando di fatto a estendere la propria operatività.

Nel frattempo, l’esecutivo giallorosso punta a evitare la liquidazione e la conseguente mancata cassa integrazione per almeno 1.200 dei 1.450 dipendenti della compagnia. Stando alle ultime parole di Patuanelli, il tentativo in corso è ancora quello di prolungare l’attività della compagnia, tenendo la porta aperta a ogni possibile nuovo acquirente.

Anche la Sottosegretaria allo sviluppo economico Alessandra Todde si è opposta alla liquidazione, chiedendo ai soci un tavolo per trovare soluzioni “percorribili per tutti”:

“La liquidazione volontaria è inaccettabile; non possiamo credere che la soluzione sia un percorso che non consente ai lavoratori di accedere agli ammortizzatori sociali. Allo stesso modo, è inaccettabile che si scelga una via che crea grossissime difficoltà a garantire la continuità territoriale”, ha spiegato Todde.

La scorsa domenica i lavoratori di Air Italy hanno marciato per diversi chilometri, nel tratto che va dalla zona commerciale di Olbia all’aeroporto internazionale Costa Smeralda. In un silenzio quasi irreale, hanno accolto la solidarietà di chi ha mostrato loro sostegno emotivo in strada. 

Le prossime date per le loro manifestazioni sono ora quelle del 21 febbraio, in cui andrà in scena un presidio fuori dalle stanze del Ministero dei Trasporti, e il 25 febbraio, in occasione dello sciopero nazionale del comparto aereo.

Redazione CiSiamo
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