Legge di bilancio, per la Corte dei Conti è “tendenzialmente buona”

La Legge di bilancio appena approvata alla Camera è passata al vaglio anche della Corte dei Conti, che ha certificato un suo "orientamento tendenzialmente espansivo".

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

La Legge di bilancio appena approvata alla Camera è passata al vaglio anche della Corte dei Conti, che ha certificato un suo “orientamento tendenzialmente espansivo”. Almeno questo è quanto si legge nella ‘Programmazione dei controlli e delle analisi della Corte dei Conti per l’anno 2020’. Qui si precisato che, per rispondere alle difficoltà economiche della Nazione, “il disegno di politica di bilancio prefigurato nella manovra sembra ispirato, per l’intero triennio 2020-2022, ad un orientamento tendenzialmente espansivo“.

Legge di bilancio, per la Corte dei Conti è “tendenzialmente buona”

“Nonostante il miglioramento del quadro tendenziale, infatti, soprattutto per la minore spesa per interessi continua a risultare determinante l’aumento delle imposte indirette legato alle ‘clausole di salvaguardia’. Al netto delle clausole, il disavanzo si pone di poco al di sotto del 3 per cento e le scelte operate con la legge di bilancio per il 2019 assottigliano ancora i margini di manovra per nuovi interventi”.

Poi i magistrati contabili continuano: “La situazione economica è caratterizzata dalle crescenti incertezze che pesano sul quadro macroeconomico internazionale, anche per l’acuirsi delle pressioni protezionistiche, che si traducono in un deciso rallentamento delle principali economie europee”.

Investimenti e commercio internazionale

E ancora: “A riflesso di una negativa dinamica del commercio internazionale e di un sensibile rallentamento delle attività nell’Area dell’euro, la crescita è rimasta debole. Le prospettive dell’economia italiana, già largamente al di sotto della media europea, ne risentono ulteriormente. Le difficoltà interessano ampi comparti della domanda aggregata e in particolare le componenti interne. I consumi delle famiglie sono in decelerazione, nonostante l’ancora buona intonazione del mercato del lavoro e il benefico effetto che la bassa inflazione esercita sul reddito disponibile reale”.

“Gli investimenti, pur mostrando una maggiore vivacità, non sembrano nel complesso in condizione di dare un impulso adeguato all’esigenza sempre più vitale di aumentare lo stock di capitale della nostra economia. Le insufficienti aspettative di domanda inducono le imprese a ridimensionare i piani di produzione e decumulare le scorte di magazzino. Il rallentamento deriva, innanzitutto, dalle difficoltà dell’industria manifatturiera su cui più pesano le incertezze che ancora permangono sul disegno da perseguire nel medio termine per adeguati investimenti in ricerca e innovazione, istruzione e formazione di capitale umano, infrastrutture e salvaguardia del territorio, energie rinnovabili e green economy”.

Redazione CiSiamo
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