Ex Ilva-ArcelorMittal: la linea dura di Conte

Il dossier riguardante l'ex Ilva e il gogante franco-indiano ArcelorMittal costringe Giuseppe Conte a tenere le redini anche di una maggiornaza che scalpita

Ex Ilva (foto AdnKronos)
Ex Ilva (foto AdnKronos)

Come se non bastassero i problemi con la manovra economica 2020, il premier Conte è alle prese con il dossier sull’ex Ilva, con ArcelorMittal che ha annunciato la ritirata in 30 giorni. Cosa che metterà a rischio oltre 10mila posti di lavoro e una frenata sul Pil che potrebbe far cadere in ginocchio l’economia italiana.

Si tratta di una bomba che dunque il governo deve disinnescare ad ogni costo. Anche perché la posta in gioco è altissima, la stessa sopravvivenza dell’esecutivo. E così Conte mette in campo la linea dura, e annuncia “saremo inflessibili”. “Non si può cambiare una strategia industriale adducendo a giustificazione lo scudo o non scudo penale, che peraltro non è previsto contrattualmente”, rimprovera poi Conte.

Conte farà “valere le carte” con i vertici aziendali. E nelle carte è specificato che non esiste alcuna clausola di recesso legata allo scudo penale. E non c’è nessun riferimento “implicito o esplicito”, come ha sottolineato il Ministro Patuanelli, all’immunità. Proprio su questo però la maggioranza potrebbe rompersi.

Le posizioni del governo sull’ex Ilva

Da una parte infatti il M5S non vuole arretrare di un passo sull’abolizione dello scudo penale, dall’altra Italia Viva annuncia di volerlo introdurre nuovemente, e il Pd temporeggia, lasciando però intendere che sarebbe dello stesso parere. E Matteo Salvini, nell’ombra della scena politica, rosicchia il consenso.

Tocca quindi al premier Conte prendere in mano le redini della contesa, sia con ArcelorMittal sia con gli alleati di governo, con cui farà il punto della situazione nel pomeriggio, dopo aver incontrato i vertici dell’azienda. Ma se anche prevalesse la linea “morbida” nei confronti dello scudo penale sulle richieste del M5S che sembra invece irremovibile, reintrodurlo non sarebbe comunque cosa da poco. Infatti, Renzi propone di introdurlo nel dl fiscale, ma fonti del governo spiegano: “Il dl fiscale a cui si appella Renzi, è impraticabile per evidente inammissibilità”. “Cosa c’entra lo scudo penale con la materia fiscale? Oltretutto, il parere su questo spetterebbe alla commissione Finanze presieduta da Carla Ruocco: non credo che Ruocco lascerà passare”, dicono ancora.

Ma Pd e Italia Viva controbattono propendendo per uno “scudo soft”. “Chi inquina paga ma chi deve attuare un piano ambientale non può rispondere penalmente su responsabilità pregresse e non sue. Proporremo iniziative parlamentari in questo senso’‘, dice Nicola Zingaretti.

La convinzione diffusa

Del resto, quello che mette d’accordo tutti è che in realtà ArcelorMittal stia bluffando, cercando un pretesto per tirarsi fuori da un mercato in affanno. Perché, spiega il Mise, “sul mercato l’ex Ilva, quando le cose vanno bene, piazza 4 milioni di tonnellate d’acciaio, mentre ne dovrebbe vendere 6-8”. Evidentemente, il gigante franco-indiano ha fatto due conti.

Redazione CiSiamo
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