Reddito di Cittadinanza: rischio di sospensione per 520 mila sussidi

L'Inps ha mandato un avviso a circa 520mila famiglie che devono aggiornare la documantazione per continaure a percepire il Reddito di Cittadinanza

Reddito di cittadinanza a rischio
Reddito di cittadinanza a rischio

In arrivo una stretta sul Reddito di Cittadinanza, e a rischio ci sono i sussidi di quasi 520mila famiglie. L’Inps infatti ha mandato un avviso a 519.586 famiglie che percepiscono il Reddito di Cittadinanza affinché forniscano la documentazione integrativa alla domanda spedita a marzo. La data di scadenza per presentarla è il 21 ottobre, e mancano solo due settimane perché le 400mila famiglie che ancora non hanno adempiuto alla richiesta si mettano in regola. Infatti, altre 114.352 famiglie, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, hanno già provveduto a rispondere alla richiesta dell’Inps.

La stretta sul Reddito di Cittadinanza

La stretta sul Reddito di Cittadinanza è da ricondurre al periodo intercorso tra i requisiti stabiliti con il decreto legge del 28 gennaio 2019 e la conversione in legge, il 28 marzo. Nell’iter della legge, tra gennaio e marzo, il Parlamento aveva introdotto alcuni requisiti ulteriori per richiedere il sussidio. Ma poiché le domande potevano essere presentate dal 6 marzo, al momento della conversione in legge, il 28 dello stesso mese, in molti avevano già mandato la richiesta, senza possibilità di presentare la documentazione secondo i nuovi requisiti. Per questo il governo aveva messo a disposizione sei mesi “di transizione” per permettere a tutti di mettersi in regola. E ora il tempo sta per scadere.

Come aggiornare i documenti

La procedura per aggiornare la documentazione del Reddito di Cittadinanza è online. Il beneficiario dovrà infatti collegarsi al sito che è stato indicato nella comunicazione inviata dall’Inps. A questo punto dovrà sottoscrivere due dichiarazioni. La prima è la conferma che il richiedente non sia soggetto a misure cautelari o abbia riportato condanne definitive nel corso degli ultimi 10 anni. Il richiedente deve inoltre dichiarare che in famiglia nessuno è disoccupato per dimissioni volontarie e nessuno è ricoverato in istituti di lunga degenza pubblici. La seconda dichiarazione, come spiega il Corriere, “ricorda le responsabilità penali in caso di attestazioni false e tra le altre cose gli adempimenti richiesti agli extracomunitari”.

La seconda dichiarazione ricorda le responsabilità penali in caso di attestazioni false e tra le altre cose gli adempimenti richiesti agli extracomunitari. In questo caso, i cittadini extraeuropei dovranno “produrre apposita certificazione, rilasciata dall’autorità competente dello Stato estero”, tradotta in italiano e “legalizzata” dal consolato italiano comprovante “la composizione del nucleo familiare e il possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali”.

Redazione CiSiamo
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