Banca Carige, ore di grande attesa per il destino dell’istituto

Due le ipotesi per il salvataggio di Banca Carige. Giovedì 25 luglio 2019 scadrà il termine per dare vita al piano di "messa in sicurezza" dell'istituto.

Banca Carige
Banca Carige

Tentativi di salvataggio per Banca Carige. In ballo vi è la coalizione italiana oppure il cosiddetto “piano B” che consiste nella risoluzione della banca mediante l’intervento del ” Single Resolution Board europeo” che è una norma mai applicata in Italia. Tutto ciò è quanto riportato da “Il Sole 24 Ore”. L’alternativa dovrebbe verificarsi soltanto nel caso in cui la Vigilanza della Banca Centrale Europea non dovesse giudicare come efficace il piano di salvataggio stabilito. La data limite per salvare Banca Carige è giovedì 25 luglio 2019. Sulla vicenda si è da tempo espresso anche Luigi Di Maio con un duro attacco.

Banca Carige, il salvataggio e gli scenari

Entro il 25 luglio si dovrà dare vita a una ricapitalizzazione fino a 900 milioni di euro per Banca Carige. L’istituto è commissariato dal mese di gennaio e attualmente si finanza grazie a un bond garantito dallo Stato. L’intervento attuale prevede, secondo quanto riportato da “Il Sole 24 Ore”, «prevede l’intervento sistemico delle banche italiane attraverso lo Schema Volontario del Fondo Interbancario di Garanzia (che convertirebbe in equity il bond sottoscritto a dicembre 2018) e una ulteriore iniezione di capitali del Fondo volontario. A questi fondi si aggiungerebbero quelli che dovrebbero essere garantiti, tramite la sottoscrizione di prestiti obbligazionari, delle società pubbliche Credito Sportivo e MedioCredito Centrale».

«E ancora: il 10% circa del capitale sarebbe sottoscritto da Cassa Centrale Banca, holding delle Bcc del Nordest. Ma non basta. La cordata patriottica dovrebbe comprendere anche i vecchi azionisti di Carige: Malacalza, Volpi, Mincione, Spinelli, Coop Liguria etc». Successivamente a settembre, qualora tutto vada in porto, i soci dovrebbero approvare la ricapitalizzazione.

La seconda ipotesi

Lo hanno definito il “paracadute” e riguarda la procedura di risoluzione. Il procedimento non è mai stato utilizzato in Italia secondo quanto stabilito della direttiva del “bail in” che consiste nella separazione in due della banca con tanto di “bad bank” e “good bank”. La parte delle perdita, con il “bad bank”, andrebbe agli obbligazionisti e agli azionisti. Ma vi sono diversi casi sui quali porre grande attenzione. La “good bank”, invece, potrebbe essere ceduta alla Cassa Centrale Banca oppure ad altri istituti.

Redazione CiSiamo
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