Buoni fruttiferi postali, in arrivo i rimborsi per tanti risparmiatori

I buoni fruttiferi postali presentano centinaia di ricorsi a causa di un problema sulle serie e sui timbri da apporre: i motivi.

Buoni fruttiferi postali
Buoni fruttiferi postali

Sul caso dei buoni fruttiferi postali sono in arrivo delle importanti novità in seguito alle decisioni determinate dall’Arbitro Bancario Finanziario. Nelle ultime settimane hanno preso vita vari ricorsi volti nel restituire parte degli interessi non versati dai consumatori ma comunque dovuti agli stessi.

Buoni fruttiferi postali, cosa sono e a cosa servono

Si tratta di una modalità per risparmiare, e allo stesso tempo investire, potendo contare sulla sicurezza. Essi permettono a chi investe di acquisire nuovamente il capitale in qualsiasi momento lo desideri. Il garante dei buoni fruttiferi postali è lo Stato. La loro funzionalità consiste nel versa una somma di denaro che, con il passare del tempo, maturerà degli interessi.

Buoni fruttiferi postali, la vicenda dei rimborsi e gli interessi

Sul caso dei rimborsi, relativi ai buoni fruttiferi postali, è bene analizzare la vicenda. Il caso dei buoni si è riaperto a febbraio 2019. Pochi mesi fa, infatti, la Cassazione ha abbassato il tasso di interesse dei buoni con il conseguente “effetto retroattivo”. Il Codice postale del 1973 consentì all’epoca questa metodologia. Nel 1999, invece, fu abolita la possibilità di estendere le variazioni ai buoni già emessi nell’ottica della salvaguardia dei consumatori. In questo caso specifico il riferimento è a chi ha sottoscritto i buoni prima del 1999 e anche a coloro i quali lo hanno fatto precedentemente al primo luglio 1986. In questi casi, di conseguenza, le speranze sono ridotte al lumicino. Discorso differente, secondo “la Repubblica”, per chi ha usufruito dei buoni fruttiferi postali dopo il primo luglio 1986.

La problematica riguarda la serie dei buoni utilizzata. Poste Italiane non ha prodotto i due timbri da apporre su entrambi i lati. Così facendo ha provocato una marea di ricorsi a distanza di un trentennio. Ciò è stato causato dall’aver ricevuto una cifra, al momento della riscossione, di gran lunga inferiore rispetto a quanto prospettato in precedenza. Poste Italiane ha risparmiato sui timbri, che sarebbe dovuti essere numericamente simili rispetto al taglio dei buoni, e in relazione al capitale investito.

La scadenza dei buoni

I buoni ordinari, emessi fino alla data del 27/12/2000, con la Serie “Z”, hanno una durata di trent’anni. I successivi, dalla “A1” in poi, valgono un ventennio. «I buoni ordinari a trenta anni maturano interessi (per bimestri conclusi di anzianità) fino al 31 dicembre dell’anno solare di scadenza del titolo. I ventennali cessano di essere fruttiferi esattamente alla scadenza del ventesimo anno. I trentennali maturano interessi in regime di capitalizzazione composta nei primi venti anni e in regime di capitalizzazione semplice dal ventunesimo al trentesimo anno. La capitalizzazione degli interessi è composta per tutta la durata dei buoni ordinari ventennali».

Redazione CiSiamo
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