Decreto dignità, diventa legge il testo sui contratti a termine: ecco cos’è

Decreto dignità. Dopo l'approvazione in Senato del 7 agosto 2018, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale la Legge numero 96 del 9 agosto 2018.

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Luigi Di Maio

Decreto dignità. Dopo l’approvazione in Senato del 7 agosto 2018, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale la Legge numero 96 del 9 agosto 2018. Sono state introdotte alcune novità in materia di contratti a termine, assunzioni, proroghe e rinnovi. Infatti, durante l’iter parlamentare, sono state apportate alcune modifiche al Decreto Legge.

Decreto dignità, contratti a termine e assunzioni

La prima modifica al testo riguarda l’artico 19 comma 1 del Decreto Legge. Ora, dopo la modifica, la stipula di un contratto di lavoro a tempo determinato “a-causale” può avere un periodo di durata non superiore ai 12 mesi. Inoltre, si riduce a 24 mesi la durata massima dei contratti a tempo determinato. Ricordiamo che prima questi potevano avere una durata di 36 mesi.

Attenzione, però, il contratto può superare i 12 mesi se sussistono delle determinate ragioni. Come per esempio esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività. E ancora: ragioni sostitutive, esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili della attività ordinaria.

Decreto dignità, cos’è

Il Decreto dignità è la prima vera questione su cui ha lavorato il Vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Da quando è in pieno vigore sono crollate le assunzioni e termine e in somministrazione, mentre sono esplose le conversioni verso i contratti a tempo indeterminato. Il decreto però ha ricevuto parecchie critiche. In particolare dalla Boschi.

Il decreto vorrebbe in pratica aumentare le assunzioni a tempo indeterminato a scapito di quelle a tempo determinato. Infatti, se verrà stipulato un contratto superiore ai 12 mesi, senza una delle giustificazioni precedentemente elencate sopra, questo contratto dovrebbe automaticamente trasformarsi in un contratto a tempo indeterminato. Rimane però la “exit strategy” prevista dal comma 2 dell’art. Questa consente alla contrattazione collettiva, anche aziendale, di derogare al limite massimo dei 24 mesi.

Il testo

In particolar modo, come riporta Nurse 4.0, l’ultima causale nella sua formulazione letterale, sembra foriera, di possibili contenziosi nonché dubbi applicativi. Per quanto riguarda gli incrementi temporanei, infatti, significativi e non programmabili, non si capisce se debbano sussistere tutti assieme. Al contrario, se così non fosse, sarà sufficiente solo una delle condizioni per consentire la legittima stipula di un contratto a tempo determinato oltre i 12 mesi?

Il problema, infatti, sono le genericità delle espressioni adoperate. Un problema che rischia di lasciare ampi margini di discrezionalità al giudice del lavoro.

Proroghe e rinnovi

Il comma 01 afferma che il contratto a termine può essere rinnovato solo in presenza di una delle causali previste dal comma 1 dell’art. 19. Per le proroghe il testo afferma che un rapporto di lavoro a tempo determinato può essere prorogato solo nel periodo massimo dei 12 mesi. Il numero massimo delle proroghe passa da 5 a 4 nell’arco dei 24.

Redazione CiSiamo
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