Reddito di cittadinanza, il Governo preferisce un software straniero

Il sistema per richiedere il Reddito di cittadinanza è americano. In realtà, però, in Italia esistono diversi sistemi adeguati di cui uno gratuito.

Reddito di cittadinanza, sms Inps
Reddito di cittadinanza, sms Inps

Da Mark Twain a San Benedetto, ma al governo l’invito a guardare proprio sull’uscio di casa invece che guatare occhiuto oltre oceano per la ricerca di un software performante sulle richieste di lavoro legate al Reddito di cittadinanza proprio deve essere sfuggito. Come quando per scrutare l’orizzonte e sospirare sul destino dell’uomo non vedi una fatta di cane e la pesti.

Reddito di cittadinanza, il software

Se da un lato infatti il programma promosso, quello del cattedratico Domenico Parisi dell’Università del Mississippi, costa a Palazzo Chigi fior di quattrini e pare non avere la dinamicità richiesta allo scopo, dall’altro già 12 anni fa all’Università degli Studi di Cassino, in provincia di Frosinone, era stato approntato un progetto open source che che azzerava anche i costi suppletivi, dato che non aveva bisogno di navigator; faceva tutto l’algoritmo che ci girava dentro.

A sostenerlo un’indagine a firma di Andrea Fioravanti su Linkiesta.it, che ha preso in esame non solo quattro modelli operativi a minor costo e con maggiori performances del software di Parisi, ma ha anche ipotizzato che, a voler cercare bene e soprattutto a saper bene cosa cercare, se ne sarebbero trovate molte di più e solo per restare alle aziende.

I prossimi passaggi

Entro il 15 aprile la piattaforma del reddito di cittadinanza dovrà essere approntata in maniera definitiva ma il gap fra caricamento delle domande di lavoro ed inserimento delle offerte, nonché fra incrocio dei dati e semplice comparazione è ancora stellare. I navigator, nelle intenzioni, in questo casotto immane dovrebbero metterci “l’elemento umano”.

Il potenziale del macchinario

I dati dovranno essere incrociati loro con la sensibilità che mai apparterrà all’ardita macchina. Ad essere maggiormente performanti, secondo lo studio, sarebbero state quelle aziende che già da tempo si erano (pre)occupate di operare su un know how che prevedeva investimenti consolidati e a lungo termine su programmi che unissero la domanda di lavoro dei disoccupati con l’offerta delle imprese, che soffre di rachitismo pubblicistico ed è, di fatto, offerta di nicchia in quanto a bilanciamento numerico con la domanda. Molte di queste aziende non hanno mai avuto bisogno di navigator, come Coperjob del gruppo cooperativo Cgm, “in cui chiunque può postare il proprio curriculum e raccontare attraverso un video autoprodotto le proprie esperienze lavorative. Una banca dati libera e gratuita che finora ha unito la domanda di lavoro di 4800 persone e l’offerta di 1180 imprese”.

L’opera dell’Università degli Studi di Cassino

La società è disponibile a mettere a diposizione il software gratis al Ministero del Lavoro. O Etjca, che invece usa un software integrato che incrocia domanda e offerta attraverso dei multiposting. L’azienda che cerca un lavoratore inserisce nella piattaforma l’annuncio che poi viene ripreso da vari canali informatici e motori di ricerca per raggiungere in modi diversi e più pervasivi in giro per la Rete i potenziali candidati.

Ma, al di là delle aziende, brilla come un faro beffardo il caso dell’algoritmo sviluppato non sulle sponde del Mississippi, che fa tanto figo perché come Alberto Sordi insegna “gli americani so’ forti”, ma all’Università degli Studi di Cassino che, senza avere il sessappiglio esotico del Grande Padre delle Acque, ha tutta la solida concretezza della Città Martire sorvegliata dalla millenaria abazia benedettina e che invece è attraversata dal meno pretestuoso Gari.

Un progetto datato 2007

Nel lontano 2007 il professor Lucio Meglio dell’università del Lazio Meridionale, oggi Uniclam, teorizzò “un software gratuito, open source che non ha bisogno di alcun navigator. Perché fa tutto l’algoritmo”. L’ateneo ha carte in regola solidissime, o almeno ne avrebbe avute: non ha l’aura vampiresca delle grandi agenzie di lavoro ed ha messo in piedi un programma che, già 12 ani fa, si mangiava quello di Parisi a colazione. Il suo nome è, o era Senp, Sistema Esperto sulle Nuove Professioni e “si basa su degli algoritmi esperti che uniscono in maniera più sofisticata la domanda e l’offerta. Il disoccupato inserisce sia i suoi studi (laurea in Giurisprudenza) sia le sue aspirazioni (vorrei fare il giornalista). Automaticamente il sistema esperto incrocia questi e altri dati personali con le offerte di lavoro inserite nel sistema e viene fuori l’albero delle scelte”.

Dove sta la differenza, oltre che nei quattrini, con il software di Parisi e del Mississippi? E in cosa Cassino dà scoppole clamorose a New Orelans, Memphis e Saint Louis tutte assieme? Nel fatto che quest’ultimo, quello adottato, pare non preveda la finestra delle “aspirazioni dell’utente”. Come era andata a finire la faccenda? “Il Professor Meglio non ha trovato i finanziamenti e per questo ha abbandonato la sua applicazione pratica, ma il software rimane libero e gratuito”. Libero. Gratuito. Migliore. E pure italiano. Così Salvini prende di miele.

Redazione CiSiamo
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