L’Ocse boccia Reddito di Cittadinanza e Quota 100: ecco quali sono i motivi

Presentato il rapporto Ocse che boccia Reddito di Cittadinanza e Quota 100: ecco quali sono i dati problematici rilevati dall'Ocse.

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Presentato il rapporto Ocse che boccia Reddito di Cittadinanza e Quota 100: ecco quali sono i dati problematici rilevati dall'Ocse.

L’Italia deve “abrogare le modifiche alle regole sul pensionamento anticipato introdotte nel 2019 e mantenere il nesso tra l’età pensionabile e la speranza di vita”, dice il rapporto Ocse diffuso ieri. Quota 100 infatti “ridurrà la crescita nel medio periodo riducendo la partecipazione degli anziani al lavoro, peggiorerà la disuguaglianza intergenerazionale e aumenterà il debito pubblico“, avverte l’organizzazione.

L’avvertimento sul Reddito di Cittadinanza

Pericoloso anche il Reddito di Cittadinanza. Infatti, “stanzia importanti fondi aggiuntivi per i programmi anti-povertà, ma la sua efficacia dipenderà in modo decisivo da miglioramenti significativi nei programmi di ricerca e formazione professionale“. La preoccupazione dell’Ocse è che il Reddito di Cittadinanza rischi di incoraggiare il lavoro nero e creare “trappole della povertà”.

Un’economia che si indebolisce

E così, l’economia italiana “torna a indebolirsi, rallentando” dopo una recente ripresa sostenuta da “favorevoli condizioni economiche globali, politica monetaria espansiva, riforme strutturali e una prudente politica fiscale”.

L’economia italiana è ufficialmente in stallo” decreta il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, presentando al ministero dell’Economia il rapporto sull’Italia. Per Gurría l’eliminazione di Quota 100 consentirebbe di liberare 40 miliardi fino al 2025, un valore vicino al 2% del Pil italiano”. Quota 100 che “è una misura temporanea, ma da ex ministro so che non c’è niente di più permanente di una misura temporanea”.

Le reazioni del Governo

Le reazioni dal governo non si nsono fatte attendere. E il Ministro Giovanni Tria e il Mef difendono Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, come misure sperimentali, ma è il Premier Giuseppe Conte che si mostra decisamente in disaccordo con le stime Ocse. “Le previsioni dell’Ocse sulla crescita italiana sono tra le più pessimiste tra quelle sinora uscite: sottostimano completamente l’effetto positivo sul Pil delle misure espansive che abbiamo introdotto con la Legge di Bilancio”, dice il Premier.

Il commento di Luigi Di Maio

Anche Luigi Di Maio replica all’Ocse: “Andiamo avanti così, con lo scopo di restituire dignità ai cittadini. Qualcuno seduto su una scrivania lontano migliaia di chilometri crede che l’Italia per ripartire debba attuare politiche di austerity? Bene, le facessero a casa loro

“Siamo al governo da 9 mesi e non ci si può chiedere oggi, al primo giorno del 4 mese del 2019, di abolire una misura che abbiamo approvato 4 mesi fa perché già non sta funzionando. E’ un pacchetto, è un contratto. Ci dovete lasciare il tempo di realizzarlo. Tra l’Ocse e gli italiani ascolto prima di tutto gli italiani. Il governo del cambiamento deve mantenere fede alle promesse”, ribatte piccato il Vicepremier.

Le ragioni della preoccupazione dell’Ocse

Ma quali sono i dati preoccupanti rilevati dall’Ocse? Innanzitutto, il tenore di vita degli italiani è pari a quello rilevate nel 2000. In pratica, è fermo da 20, però, avverte l’Ocse, “negli ultimi decenni le grandi disparità regionali si sono ampliate”, a causa delle differenze nei tassi di occupazione.

La disoccupazione

E le stime, su questo fronte, non sono incoraggianti, se nel 2019 la disoccupazione crescerà al 12% a fronte del 10,6% del 2018, e nel 2020 sarà del 12,1%. Un tasso di disoccupazione che rimane tra i più alti nell’ambito dei Paesi monitoriati dall’Ocse, sopratutto per le donne. Anche la discrepanza tra impieghi e qualifiche dei lavoratori è elevata se raffrontata su scala internazionale.

I giovani

C’è poi il problema dei giovani, tra i quali il tasso di povertà è in aumento, e per questo sono spinti a spostarsi all’estero. E questo porta inevitabilmente ad un invecchiamento della popolazione, e a un calo delle nascite.

Le possibili soluzioni

Soluzioni? Sì, Angel Gurrìa sostiene che sia necessario un piano pluriennale, che faccia passare la crescita del Pil dallo 0,6% attuale all’1,5%. Per fare questo bisognerebbe che la disciplina di bilancio mantenesse l‘avanzo primario sopra il 2%. In altre parole, il saldo tra entrate e uscite dello Stato, al netto degli interessi sul debito, dovrebbe mantenersi sopra il 2% per riuscire a ridurre il debito pubblico. Condizione essenziale, questa, per la crescita del Paese. Un pacchetto di riforme strutturali, quindi, da attuare con urgenza.