Quota 100 manda in pensione 41mila medici e infermieri ma non li sostituisce

Il dato sulle possibili uscite, determinate da quota 100, evidenzia un divario con le nuove assunzioni piuttosto preoccupante.

Concorsi sanità
Concorsi sanità

Sono circa 140mila gli operatori sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale che hanno raggiunto la possibilità di andare in pensione con quota 100. I dati forniti dal Quotidiano Sanità presentano un margine minimo di errore. In merito alle nuove assunzioni, il bilancio non si equipara. Ciò vuol dire che nel rapporto tra entrate e uscite nel settore ospedaliero, la situazione è alquanto deficitaria in ottica nuovi ingressi.

Già nel 2018 il gap di medici arrivava a 10mila professionisti: al 2025 supererà i 16.700 potenziali creando non pochi problemi al sistema sanitario nel complesso e a chi dovrà eventualmente ricorrere alle cure mediche.

Il dopo quota 100, le categorie a rischio

Su un totale di 17.705 medici, che hanno raggiunto il quorum per dare vita alla pratica di pensionamento, 4.426 potrebbero andare in pensione (10,83%). Il dato più allarmante, però, riguarda gli infermieri. Su un totale di 74.505 professionisti, che hanno raggiunto la soglia per entrare nel provvedimento di quota 100, i possibili casi di richiesta dovrebbero essere 22.352, per una percentuale del 54,67%.

L’altro dato più alto riguarda il personale tecnico sanitario. Su 11.179 persone, che raggiungono la cosiddetta quota, 3.464 (8,47%) dovrebbero fare domanda. Tocca quota 14,22% il ruolo di tecnico operatore con funzioni sanitarie che parte da 19.380 persone totali delle quali 5.814 potrebbero dare vita alle pratiche per il pensionamento. I dirigenti sanitari non medici, su un campione totale di 4.944, porterebbe alla pensione 1.236 professionisti con una percentuale del 3,02%. Le stime di Quotidiano Sanità parlano di 40.882 possibili adesioni nell’ambito sanitario generale.

I problemi di organico al Nord

Il problema più urgente riguarda gli infermieri e i medici. Per quanto concerne il primo caso, la Regione è la Lombardia con 3.124 possibili uscite a fronte di un totale potenziale (coloro che hanno raggiunto quota 100 a fine 2018) di 10.412 persone. Non va meglio in Piemonte (54,05%) con potenziali 1.690 uscite. Il Friuli-Venezia Giulia dovrebbe mandare in pensione 853 infermieri mentre il Veneto si attesta su 2.244 persone (54,14%). La Liguria, invece, tocca quota (53,44%). Tutte le regioni superano il 50% tranne la Valle D’Aosta (47,72%).

Nell’ambito dei medici, invece, il dato più alto è quello della Provincia Autonoma di Bolzano (10,68%), seguito dalla Lombardia (9,41%) con oltre 3mila uscite e il Piemonte con circa 1.700 potenziali pensionamenti.

I problemi di organico al Centro

In Abruzzo, il dato degli infermieri che potrebbero andare in pensione è del 59,11%. Uscite importanti, in termini numerici, per l’Emilia Romagna (58,72%) con quasi 2mila persone prossime alla pensione mentre nel Lazio il dato è minore (1.591) pari al 53,71%. Quello più alto è quello dell’Umbria (59,96%), anche se solo per quanto riguarda il termine percentuale, mentre in Toscana il dato tocca il 59,44%.

Nell’ambito dei medici il tasso maggiore è quello del Lazio (13,09), seguito da Abruzzo (12,88), Marche (12,79%) e Umbria (11,58%).

I problemi di organico al Sud (isole comprese)

Per quanto riguarda il Meridione la situazione è la seguente. In Campania potrebbero pensionarsi 1.873 medici (53,78%). Il dato di gran lunga maggiore è quello della Sicilia (63,94%) con quasi 1.800 uscite. La Calabria si attesta al 56,18%, seguita dal Molise (56,07%) e dalla Puglia 54,79%. La Sardegna, invece, tocca quota 51,11%.

Nell’ottica dei medici la Calabria è al 15,71%. A seguire Campania (15,33%), Puglia (13,43%), Sicilia (12,53) e Sardegna (11,22%). Nel caso del Molise si è scelto di richiamare in servizio alcuni medici andati in pensione. Ciò è stato fatto per coprire i buchi di organico. Proprio in questo si è scelto di non fare riferimento ai giovani medici specializzandi.

Assunzioni/uscite, i dati

Il dato sconcertante è che il divario tra le possibili future uscite, e i nuovi ingressi, è veramente preoccupante. Basti pensare che, allo stato attuale, saranno meno i posti assegnati per i futuri infermieri tramite concorsi pubblici. Stessa cosa dicasi per i medici.

Migliaia di posti in meno fino al 2025

In Lombardia e Piemonte i numeri sono piuttosto negativi. Dal 2019 al 2025 mancano rispettivamente 2.004 medici e 1.921 specialisti. In Toscana toccherà quota 1.793 professionisti in meno. Non è delle migliori anche la situazione nel Meridione. In Calabria, Puglia e Sicilia verranno meno 1.410, 1.686 e 2.251. Il dato è emerso dall’ultima analisi sulle carenze di medici specialisti per regioni in relazione ai prossimi anni. A dare la notizia è il sindacato di categoria Anaao Assomed.

Redazione CiSiamo
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