Decreto dignità, Boschi: “Di Maio è un bugiardo”

Da quando il decreto dignità è in pieno vigore sono crollate le assunzioni e termine e in somministrazione, mentre stanno esplodendo le conversioni verso i contratti a tempo indeterminato. Ma i dati Istat smentiscono il buon stato di salute del mercato del lavoro

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

L’economia italiana non sta andando bene. Tuttavia c’è un risvolto positivo, per cui il Governo nella persona di Luigi Di Maio può festeggiare. Da quando il decreto dignità è in pieno vigore sono crollate le assunzioni e termine e in somministrazione, mentre stanno esplodendo le conversioni verso i contratti a tempo indeterminato.

“Il tempo ci dirà se si tratta di una tantum o di un trend, ma per il momento questo era l’obiettivo del governo” dice Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt che poi aggiunge: “La situazione economica lascia presagire che la domanda di lavoro si contrarrà nei prossimi mesi, ma molto dipenderà da come reagiranno le imprese. Di certo il decreto dignità ha stretto molto sulla flessibilità per i tempi determinati”.

Luigi Di Maio può festeggiare

Il Ministro del Lavoro può rivendicare i primi risultati positivi. Nel 2018, le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine sono state 527mila contro le 299mila del 2017Negli ultimi due mesi sono aumentate del 119% contro un +67% dei primi 10 mesi del 2018. Situazione ancora più accentuata per i lavori somministrati: nel 2017 le conversioni erano state 1.365, lo scorso anno sono arrivate a 9.291 di cui il 50% negli ultimi due mesi del 2018.

La strada tracciata, dunque, pare quella giusta. “Il grosso dei numeri è dato da lavoratori che erano già in azienda. Quindi le imprese hanno probabilmente valutato che fosse più conveniente investire nella loro conferma, piuttosto che nella formazione ex novo di nuovi dipendenti. Dobbiamo aspettare per capire come si muoveranno nei prossimi mesi”. Nel complesso, lo scorso anno sono stati creati 431mila nuovi posti di lavoro di cui 200mila a tempo indeterminato. Nel 2017 erano stati 465mila, ma gli indeterminati erano calati di 148mila unità.

Le accuse di Maria Elena Boschi

Ma a smorzare la gioia di Luigi Di Maio ci pensa maria Elena Boschi. “Di Maio è un bugiardo. I dati positivi del 2018 sono i nostri, non i suoi. Anzi. Da maggio -75 mila occupati, -122mila a tempo indeterminato. Oggi il Ministro della disoccupazione ha fatto autogol”. Ma non si tratta di un mero attacco politico, il problema, come riporta Repubblica è che le fonti dei dati sono diverse.

I dati di Luigi Di Maio

Il Ministro del Lavoro si riferisce ai dati Inps, che riguardano i contratti nel settore privato, attivati o cessati. Non sono quindi reali posti di lavoro: una persona può, in un dato periodo, interromperne o attivarne diversi, venendo però contato come un singolo occupato.

I dati di Maria Elena Boschi

Ma quali sono i dati a cui si riferisce invece la Boschi? Ebbene, i suoi numeri arrivano da parte dell’Istat, che non verifica il numero di assunti, ma attraverso un campionamento mostra quante persone stiano davvero lavorando, e a quali condizioni. E, come è facile intuire, è un dato più rilevante per testare il mercato del lavoro del Paese.

Il confronto

E allora, da questo punto di vista la Boschi ha ragione, perché i dati Istat mostrano che da quando al comando c’è il governo gialloverde, le persone che lavorano e che hanno un posto fisso sono meno. Da maggio 2018, infatti, gli occupati sono scesi di 72 mila unità e in particolare quelli a tempo indeterminato sono scesi di 122 mila.

A Di Maio non spunterà il proverbiale naso da Pinocchio, ma sicuramente ha scelto il modo più comodo per confermare il buon operato del suo governo, basandosi sulla deprecarizzazione.

Redazione CiSiamo
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