Tassa prima casa, nel 2019 si torna a pagarla?

Il Fondo Monetario Internazionale boccia il governo e rivede le stime di crescita: "Conti a rischio per pensioni e reddito".

Tassa sulla prima casa, si torna a pagarla?
Tassa sulla prima casa, si torna a pagarla?

Tassa sulla prima casa, si tornerà a pagarla nel 2019? Per il momento è solo un “consiglio” che arriva dal Fondo Monetario Internazionale, che intanto, dopo la commissione Ue, fa anch’esso una previsione nefasta sulle stime di crescita.

Secondo la stima del Fondo monetario internazionale la crescita del Pil dell’Italia sarà inferiore all’1% annuo fino al 2023. Lo comunica nel suo rapporto ‘Article IV’ sull’economia italiana, che prevede una “crescita dell’Italia dello 0,6% nel 2019 e dello 0,9% nel 2020, non modificando quanto contenuto nell’ultimo aggiornamento del World Economic Outlook, diffuso solo pochi giorni fa a gennaio. Tuttavia, l’aumento del Pil non toccherebbe nemmeno il punto percentuale nei prossimi cinque anni. Il Fondo vede una crescita dello 0,7% nel 2021, dello 0,6% nel 2022 e dello 0,6% nel 2023”.

Questi dati mettono in allarme nuovamente il Governo. E non è la prima volta. Già avevamo dovuto fare i conti con le sirene di allarme di Bruxelles e dell’Ufficio Parlamentare per il Bilancio.

I “consigli” del Fmi

L’Fmi di fatto “consiglia” al governo di rimettere la tassa sulla prima casa: “Tagliare il cuneo fiscale e tassare la prima casa. È importante anche un allargamento della base fiscale, compresa una lotta all’evasione e all’elusione dell’Iva, evitando i condoni fiscali e razionalizzando la spesa fiscale”, si legge nel report.

Il Fondo monetario sottolinea i “rischi di recessione” per il nostro Paese: “Gli stimoli fiscali messi in campo dal governo potrebbero momentaneamente stimolare la crescita, anche se il forte aumento dello spread potrebbe mitigare tali eventuali effetti benefici nel breve termine e potrebbe provocare un ulteriore indebolimento della crescita nel medio termine”.

Sotto accusa anche la legge di bilancio

Sotto accusa anche la legge di bilancio. Sopratutto si criticano la riforma previdenziale e il reddito di cittadinanza. Mentre su Quota 100 il giudizio è chiaro: “Sulla cosiddetta ‘quota 100’ sulle pensioni siamo preoccupati che ciò aumenterebbe il numero di pensionati, aumenterebbe la già elevata spesa pensionistica e ridurrebbe la partecipazione alla forza lavoro e la crescita potenziale”.

Sul reddito minimo viene segnalato il rischio di disincentivo al lavoro al Sud. “I benefici sono relativamente più generosi al Sud, dove il costo della vita è più basso – si legge – con l’implicazione di maggiori disincentivi al lavoro così come di rischi di dipendenza dalla misura di welfare”.

Infine l’Fmi mette in guardia gli altri Paesi dal “rischio Italia”: “Uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati”.


Redazione CiSiamo
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