Multe auto non pagate cancellate nel 2019, ecco quali e a chi

Rientrano nella pace fiscale anche la multe auto non pagate. Sono circa 5 milioni gli italiani coinvolti in che, per una multa auto o per qualunque altro debito di una cifra inferiore a 1.000 euro, sono finiti in questa operazione.

Multe non pagate, il fisco le cestina
Multe non pagate, il fisco le cestina

Ci sono anche le multe auto non pagate a rientrare nella pace fiscale 2019. Questa volta è molto semplice. Il contribuente non dovrà nemmeno muoversi perché ci penserà il fisco a cestinare il pregresso. Secondo le ultime stime, sono circa 5 milioni gli italiani coinvolti che, per una multa auto o per qualunque altro debito di una cifra inferiore a 1.000 euro, sono finiti in questa operazione.

A chi e quali

Nella cosiddetta pace fiscale, sono inclusi tutti i debiti, comprese le multe auto, contratti tra il 2000 e il 2010 purché la cifra sia inferiore a 1.000 euro. Ci sono però alcune eccezioni. Non sono incluse per esempio le multe per provvedimenti e sentenze penali di condanna. Ovviamente, poi, gli importi di multe auto pagati prima dell’entrata in vigore del decreto fiscale (24 ottobre 2018) non sono oggetto di restituzione. Solo le somme pagate dopo questa data possono invece essere incluse nella definizione agevolata prima del versamento o considerate come debiti scaduti o in scadenza.

Come scoprire se le multe auto sono state davvero cancellate

Il contribuente, come sopra detto, non è chiamato a presentare domanda di cancellazione della multa auto non pagata. L’intera operazione avviene in automatico. Ma come fare a scoprire se le multe auto sono state davvero cancellate? Spetta proprio al contribuente verificare se la posizione debitoria è stata annullata. Ma non temete, c’è la possibilità di farlo senza recarsi fisicamente in un ufficio dell’Agenzia delle entrate. L’intera procedura può essere eseguita con pochi click. Infatti, è possibile eseguire il controllo in quattro modi diversi e sempre dal sito dell’Agenzia delle entrate. Il primo modo è con lo Spid, il Sistema pubblico di identità digitale. Il secondo è con le credenziali (codice fiscale, password e Pin) rilasciate dalle Entrate per accedere al cassetto fiscale o alla dichiarazione precompilata. Il terzo è il Pin rilasciato dall’Istituto nazionale della previdenza sociale. Il quarto è la Smartcard, la Carta nazionale dei servizi.

Redazione CiSiamo
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