Cosa sta succedendo con l’app di videoconferenze Zoom?

Dalla popolarità a seguito della diffusione del Coronavirus, fino alle indagini sui suoi legami con Facebook: l'app Zoom sta facendo parlare di sè.

Un meeting di Zoom. La foto è presa da techprincess.it

Dall’inizio del Coronavirus il modo di comunicare è cambiato. Le uscite, gli aperitivi, le cene, i meeting di lavoro che prima si facevano fuori, adesso si svolgono tra le quattro mura domestiche. Senza rinunciare a vedersi, però, in “video conferenza”.

Inevitabilmente, si stanno moltiplicando anche le applicazioni che ci permettono di fare questo. Oltre alla classica “Skype”, ce ne sono tantissime altre, che permettono connessioni anche tra 100 utenti differenti.

Una delle più celebri – e più usate – è Zoom. Ne abbiamo sentito parlare più o meno tutti, ma forse non siete a conoscenza del fatto che ci sono delle indagini in corso sulla nota app per videoconferenze. L’ultima arriva dagli Stati Uniti. La procuratrice generale di New York, Letitia James, ha chiesto alla società che gestisce l’app Zoom di vigilare sui possibili accessi indesiderati alle webcam degli utenti. 

Le indagini in corso negli Stati Uniti

Il Post riporta che la procuratrice James ha inviato all’azienda una lettera, resa nota dal New York Times, in cui il servizio è definito “una preziosa ed essenziale piattaforma di comunicazione”, ma si mette in guardia l’azienda sulla necessità, data la larga diffusione dell’utilizzo durante la quarantena, di adottare strumenti che tutelino i dati personali e la privacy degli utenti.

Ma al centro della polemica non c’è solo il tema della tutela della privacy: secondo diversi utenti, Zoom mostra nelle schermate durante le conferenze anche messaggi inappropriati. Tra le vittime dello “ZoomBombing” – così è stato definito il fenomeno in cui i meeting vengono interrotti da messaggi razzisti/pornografici/xenofobi – c’è stata anche l’università del Texas. Durante una video conferenza organizzata dallo Heman Sweatt Center for Black Males, un’organizzazione universitaria che si occupa di tutelare gli studenti afroamericani maschi, sono comparsi insulti razzisti. Il rettore dell’ateneo, Greg Fenves, ha annunciato su Twitter l’apertura di un’indagine.

Zoom e Facebook: che cosa è successo?

In verità l’app di videoconferenze sta facendo parlare di sé già da qualche settimana. Nel mirino, il suo rapporto con il social network più famoso del mondo, Facebook. Alcuni siti avevano riportato la notizia che il software dell’app per iPhone di Zoom inviava alcuni dati degli utenti a Facebook.

Zoom si era però subito difesa dicendo che “l’app prende molto sul serio la privacy dei suoi utenti”. Eric Yuan, CEO di Zoom, aveva spiegato che la condivisione delle informazioni avveniva perché Zoom, al pari di molte altre applicazioni, aveva sfruttato il kit di sviluppo software (Sdk) messo a disposizione da Facebook per consentire agli utenti di fare il login usando il loro account sul social network.

Il 25 marzo, Zoom aveva fatto retromarcia, specificando che non ci sarebbero più stati passaggi dati tra Facebook e l’app di videoconferenze. “La privacy per noi è molto importante – aveva evidenziato Yuan. – Per questo abbiamo rimosso l’Sdk e abbiamo riconfigurato la app per consentire il login con Facebook attraverso il browser”.