“Orologio” a chi?

Galaxy Watch Active 2

Quando si affacciarono sul mercato i primi smartphones eravamo tutti convinti che si trattasse di una moda passeggera, una cosa da “nerd”.

Gli anni ci hanno dato torto.

Non esiste nulla al mondo che abbia subito una velocità di diffusione pari a quella. Neanche il telefono di Meucci (e poi Graham Bell). O la luce di Thomas Edison.

Anche con gli smartwatch abbiamo decisamente fatto una pessima figura perchè, nuovamente, abbiamo pensato “ma figurati”. Tralasciando i vari tentativi di diversi produttori di implementare varie funzioni, solo nel 2012 vede la luce quello che poteva essere effettivamente un orologio intelligente per la massa: il PEBBLE.

Non starò a discuterne pregi e difetti ma da allora, in soli 7 anni, la diffusione di questi dispositivi, in ogni forma e funzione, è stata esponenziale.

Ogni anno le vendite vedono sorridere molti produttori con crescite a 3 cifre (a maggio solo Samsung registrava un +111% ed Apple +127%) e aumenti del circa 50% su base annua.

Insomma, per prendere in considerazione solo il nostro paese, mentre nel 2016 1 italiano su 10 aveva un dispositivo di questo tipo, se calcoliamo un +140% ogni anno (dato di luglio 2019), almeno la metà di noi ora ne ha uno al polso.

Miliardi di dollari di fatturato che ballano, cari miei.

Non è un caso che GOOGLE abbia deciso poche settimane fa di acquisire FITBIT che costruisce “fitness trackers” (si, prima o poi dovranno anche mettersi d’accordo e trovare un nome unico…) per SOLI 2,1 miliardi.

Gli stessi produttori storici di orologi svizzeri, molto scettici all’inizio, si sono ritrovati con fatturati sensibilmente inferiori, anno dopo anno. Chi lo acquista più uno SWATCH, ad esempio?

Ma a cosa è dovuto questo successo? Perchè, oggettivamente, se già abbiamo in tasca un telefono che fa TUTTO, a cosa serve quello che di fatto, nella migliore delle ipotesi, è una replica delle funzioni. 

E’ molto semplice, ci aiuta a non dover tirare fuori di tasca il “pezzo grosso” e verificare in maniera comoda e veloce se la notifica appena arrivata vale lo sforzo o se la chiamata in arrivo è veramente urgente, tanto da distoglierci da attività magari più importanti e produttive.

Ma non solo.

Perchè se questa diffusione è così impressionante lo deve principalmente a quella che è diventata la parolina magica del marketing di qualsiasi grande produttore: HEALTH. Salute.

Questo è il vero punto di forza.

Tanto che un produttore del calibro si Samsung, con il suo ultimo modello, il Galaxy Watch Active 2, ha deciso di puntare su un cosiddetto “ibrido”: non un normale smartwatch come poteva essere il precedente Galaxy Watch ma uno che desse maggiore rilevanza a funzioni di monitoraggio attività e del sonno, rilevamento del battito e (quando la sbloccheranno) la funzione ECG. Il tutto condito con un buon GPS per poter fare attività sportiva senza portarsi dietro il telefono. E, soprattutto, comodo, leggero ed impermeabile, oltre che bello. 

Tutto è incentrato sul wellness, tanto che i numeri di vendita più grandi, anche forse per il prezzo irrisorio, sono delle “semplici” Smartband, prevalentemente da produttori cinesi. Prima tra tutte quella della Xiaomi, in tutte le sue evoluzioni (Mi Band 1, 2, 3, 4…) sfornate a ritmi vertiginosi.

Apple ovviamente, forte della sua grande integrazione con i suoi sistemi, non è rimasta a guardare e i risultati sono di fronte agli occhi di tutti: ogni trimestre fiscale vendono tanti APPLE WATCH quanti MAC. Non è un caso che continuino a trapelare storie delle persone che si sono salvate, per un motivo o per l’altro, grazie ai suoi wearables.

In questo panorama non potevo certo esimermi dall’acquistare un Active Watch 2 per testarlo nella vita quotidiana e durante le mie (poche) attività fisiche.

Molto brevemente: il miglior dispositivo da polso che abbia avuto dal mio primo LG Watch R nel 2015. E ne ho avuti diversi, ovviamente…

L’unica pecca è la poca integrazione con whatsapp: si possono leggere i messaggi, rispondere e inviare ma NON visualizzare le foto ricevute (e oggi come oggi il 90% dei messaggi che si ricevono sono immagini). 

Per il resto si può fare tutto, ma proprio tutto, compreso pagare con il NFC integrato.

Lo sto utilizzando anche per la corsa ma la precisione del GPS mi lascia con diversi dubbi: confrontando i risultati con la app RUNTASTIC (ora ADIDAS RUNNING) sul telefono, o con l’orologio vado più veloce e faccio più strada, oppure uno dei due non funziona come dovrebbe. Capirò utilizzandolo.

Certo è che svegliarsi al mattino e verificare quanto e come ho dormito mi da una grande soddisfazione. A volte anche facendomi sentire più riposato rispetto a quanto percepito scendendo dal letto tutto incriccato…

Anche la batteria è decisamente migliore rispetto a tutte le reviews che ho letto in rete: a me non dura mai meno di 3 giorni pieni. Un risultato di tutto rispetto, anche e soprattutto paragonato ad Apple Watch.

Manca però l’integrazione con GOOGLE MAPS e quindi non si può utilizzare come navigatore da polso, salvo appoggiarsi ad app di terzi che funzionano per modo di dire (basta dare un’occhiata alle recensioni).

Insomma, una serie di problemini che temo lo rendano inferiore sotto certi punti di vista al wearable di Apple ma, d’altronde, quando si decide di realizzare un ibrido non ci si può certo aspettare che funzioni come un tuttofare: qualsiasi cosa decidiate di comprare sarà sempre un compromesso.

E la ricerca del dispositivo perfetto continua…

Redazione CiSiamo
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