“Je t’aime, moi non plus”, cinquant’anni di scandali: compie mezzo secolo la controversa canzone

La canzone controversa compie 50 anni. "Jet'aime, moi non plus" è una canzone che ha fatto parlare molto di sé per le parole presenti nei versi.

La canzone "Jet'aime, moi non plus" compie spegne 50 candeline

Mezzo secolo di sospiri che hanno incarnato l’atmosfera soffusa e birbacciona di un rapporto sessuale, fra scandali, censure e un successo planetario che dura ancora oggi. Compie 50 anni “Je t’aime, moi non plus”, la canzone forse più controversa del ventesimo secolo e quella che, per prima, sdoganò il sesso, non parlandone, ma letteralmente facendolo su disco.

Canzone controversa

Per comprendere la portata dell’impatto che JTMNP ebbe sul pubblico, in particolare quello italiano, con la sua uscita, è sufficiente aprire una finestra temporale sul Belpaese di mezzo secolo fa, quando la canzone scritta dal musicista francese Serge Gainsbourg, giocata su un testo ispirato a un famoso paradosso di Salvador Dalì e duettata con l’attrice già musa del nudo di Antonioni Jane Birkin venne distribuita sul territorio dello stivale. L’alto dirigente Rai, dottor Padula, viene a sapere che su canali non convenzionali si sta trasmettendo quella canzone.

Pare che sia un successo incredibile ma, a detta della sua stessa ammiccante segretaria, un vero pugno nello stomaco in quanto ad allusioni alla sessualità. Padula è curioso, si fa procurare una copia del disco, lo ascolta ed detona, letteralmente, dalla sedia da cumenda che occupa ululando come un attacco aereo su Londra.

Giunta in radio…. quasi per caso

L’ukase è secco e inequivocabile: quella canzonaccia tutta sospiri e mugugni di talamo, frasucce a doppio senso e schiocchi sudacchianti che letteralmente descrivono la “vergognosa copula” non dovrà mai essere trasmessa in Rai. Lelio Luttazzi, che in radio si è innamorato del potere commerciale di quella hit assoluta, mastica amaro ma ha degli alleati potenti: Radio Montercarlo, che in Italia spara onde come bordate da marina e i juke box rivieraschi.

A quel punto, interviene la Procura di Milano: sequestro e distruzione di tutte le copie presenti in Italia, il testo è sconcio e osceno. Con la lancia dell’articolo 528 del Codice penale in resta parte la caccia al disco zozzone. Circa 600 copie in giacenza della Phonogram vengono trovate, sequestrate e incenerite. A quel punto accade l’impensabile: il disco diventa clandestino e, come il whisky durante il Proibizionismo, inizia ad essere venduto illegalmente. Le copie toccano prezzi da narcotraffico e il successo della canzone aumenta a dismisura.

Un mito degli anni ’80

Quel successo diventerà legittimo e legale nell’Italia sdoganata e godereccia degli anni ’80, quando esce, per la prima volta libera dalla pastoie della censura, la versione originale del brano, quella che aveva come voce femminile un vero totem mondiale del sesso, Brigitte Bardot. Quella versione non era mai stata distribuita, neanche negli scollacciatissimi anni ’60 d’oltralpe, perché Gunther Sachs, il marito numero due (o sedici, o quarantuno) dell’attrice, nell’ascoltarla aveva talmente preso di cencio candeggiato da chiedere all’autore di chiuderla in cassaforte e non pubblicarla mai, per bene del suo matrimonio.

E adesso quella canzone che ha fatto più orbi della Fenech spegne le sue cinquanta candeline, dritte e impunite come lo scompiglio che gettò e la faccenda che volle mimare.

Redazione CiSiamo
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