Cinema, Netflix lancia “El Camino – il film di Breaking Bad”: la nostra recensione

il sequel di Breaking Bad è in esclusiva streaming su Netflix

Era il 29 settembre 2013, quando sugli schermi della AMC, Jesse Pinkman(interpretato da Aaron Paul) scappava delirante mentre la cinepresa si alzava su Walter White(Bryan Craston) ponendo fine ad una delle serie più acclamate di sempre: Breaking Bad.

Dopo 6 anni, Vince Gilligan, ha deciso di chiudere il cerchio con “El Camino“, un film evento che racconta la fuga di Pinkman – da oggi disponibile in esclusiva streaming Netflix.

Dalla speculazione alla produzione

Sin dal 2014 si erano rincorse voci di una possibile sesta stagione, respinta in toto, tuttavia la produzione decise di proseguire la saga con “Better Call Saul” – spin off che racconta le vicende di Saul Goodman(interpretato da Bob Odenkirk) – ma i milioni di fan volevano la grande chiusura. Proprio la serie spin off era stata utilizzata per mascherare la produzione, ma dopo diverse voci arriva la conferma a novembre: la produzione sta lavorando al sequel di Breaking Bad. Ad agosto arriveranno data di uscita, nome e trailer.

Trama e recensione

Per non deludere l’attesa Gilligan – che firma la regia, oltre la produzione – sceglie Slovis alla fotografia(scelta scontata) e schiera il cast delle grandi occasioni: Paul, Craston e Banks rispondono presenti all’appello.

Il film racconta – anche grazie all’ausilio di continui flashback – la fuga di Pinkman dalla prigionia e il suo turbamento emotivo – sottolineato dalla una spiccata nota cromatica(tratto che richiama la serie originale) in una perfetta alternanza tra luci e ombre, senza mai tralasciare la luminescenza gialla – in onore delle celebri tute gialle da laboratorio.

Questo episodio della saga ha avuto dei limiti temporali (anche se la pellicola dura 122 minuti) che hanno costretto la produzione a scelte estreme: il piano emozionale di Jesse è onnipresente, spesso anche con flashback, è questo ha portato a diversi tempi morti – ma malgrado ciò Gilligan è stato abile a sfruttare il tratto emotivo per spingerlo nei momenti thrilling che hanno caratterizzato anche questo passaggio di questa saga che culmina con un chiarissimo richiamo a Walter White, maestro di Pinkman.

Un film intenso, straordinario in regia e fotografia che trova in Aaron Paul un cardine imprescindibile, capace di coinvolgere in tutti i tratti del film: sia nei momenti di fragilità emotiva che in quelli di adrenalina che quest’opera è riuscita a dare.

Un’opera assolutamente gradevole, in linea con la saga e che riesce a chiudere un cerchio di un’opera che sfiora la perfezione.

Redazione CiSiamo
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