Noi, il tempo, la musica e il Coronavirus: quattro chiacchiere con Mario Lavezzi

Un'intervista sul tempo e sulle cose che possiamo scoprire su noi stessi. Ma anche un modo per parlare di "E la vita bussò", il libro che racconta 50 anni della sua carriera. CiSiamo.info dialoga con Mario Lavezzi, compositore, cantautore e produttore italiano.

Mario Lavezzi

E’ cambiato un po’ tutto da quando il Coronavirus si è diffuso in modo capillare nel nostro Paese. Da circa un mese tutti noi abbiamo rivoluzionato il nostro modo di comunicare, di vivere gli spazi esterni, di relazionarci con gli altri. Eppure, a sorpresa, questo lockdown potrebbe farci riscoprire qualcosa in più su di noi e su quei momenti che dovremmo imparare a dedicare a noi stessi.

Di quarantena, musica, ricordi e nuove opportunità ne abbiamo parlato quest’oggi con Mario Lavezzi, autore e musicista italiano che ha vissuto sulla propria pelle mezzo secolo di quella che è stata (ed è tuttora) la grande musica italiana. Lavezzi, milanese, classe 1948, è un testimone d’eccezione di una delle stagioni più floride del cantautorato italiano. Artista poliedrico e produttore musicale, ha lavorato fianco a fianco con alcune delle voci più importanti della musica italiana, da Lucio Battisti, fino a Loredana Bertè, passando per Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Lucio Dalla, Gianni Morandi e Ornella Vanoni. 

I suoi ricordi – o almeno una parte di quelli – sono ora racchiusi in “E la vita bussò“, il libro recentemente scritto da Lavezzi stesso con il giornalista Luca Pollini, che ripercorre i 50 anni di carriera del musicista milanese. Lo abbiamo intervistato per chiedergli alcune curiosità sul libro e per farci dare dei consigli musicali per affrontare in modo più piacevole questa quarantena. Il risultato? Un dialogo sulle cose che contano davvero, come il tempo, la nostra più grande e preziosa risorsa in questi giorni difficili. Buona lettura.

La nostra intervista a Mario Lavezzi

Il Coronavirus arriva in un momento particolarmente intenso per lei. Due cose fra tutte? La nuova edizione di CampusBand alle porte e la pubblicazione del suo libro. Partiamo dalla prima: che cos’è CampusBand e come si sta riorganizzando il progetto ora che il CODIV-19 ci ha costretti in casa?

CampusBand è un concorso nazionale dedicato agli studenti che, oltre ad impegnarsi nello studio, hanno anche la passione per la musica. Il nostro obiettivo è cercare giovani talenti e dargli una mano ad intraprendere la strada del musicista, dell’autore o del compositore. Siamo arrivati alla quarta edizione ed è una grande soddisfazione: ogni anno riceviamo un sacco di materiale molto valido e ne siamo sempre orgogliosi.

Quest’anno le cose cambieranno un po’ immagino: ad esempio, abbiamo già posticipato la deadline per inviare le proprie canzoni e anche l’evento conclusivo del progetto è ancora da definire nel dettaglio. Solitamente lo facciamo nella splendida cornice del Castello Sforzesco di Milano, adesso dovremo aspettare come evolverà l’emergenza Coronavirus.

Come è cambiato il mondo della musica in questi anni? Che cosa direbbe ad un giovane cantautore che prova ad affermarsi in questo settore?

Il mondo della musica è cambiato, è vero. Però c’è sempre una cosa che un giovane musicista doveva avere ieri e deve avere anche oggi: l’originalità. Deve essere se stesso e avere il coraggio di “buttarsi”, sperimentare, uscire dalla propria confort zone. Copiare gli altri o seguire la moda? Quello non serve. Serve rompere gli schemi. Negli anni a cavallo tra ’60 e ’70 è stato così. Pensiamo ai Beatles: hanno fatto di tutto, hanno mixato generi e stili differenti. Non c’è un album uguale ad un altro. Questo perchè non si sono fermati a quello che sapevano fare (anche molto bene!), ma sono andati avanti, hanno anticipato un’intera stagione musicale. Insomma: bisogna rischiare.

I Beatles in studio di registrazione. Lo scatto è di longliverockandroll.it

Parliamo del libro. Che cosa troviamo in “E la vita bussò”?

La mia vita. La mia storia musicale, o almeno gli ultimi 50 anni. Il libro racconta un’epoca che ho vissuto sulla mia pelle, dalla beat generation ai figli dei fiori, fino all’impegno politico. Racconta la musica come fenomeno sociale. Ed è pieno zeppo di aneddoti: un po’ miei, un po’ delle persone che hanno fatto parte della mia vita.

Autore, musicista, coach di giovani talenti: quale Mario Lavezzi troviamo nel libro?

Sarò banale, ma ci sono tutti questi aspetti della mia vita. Mi piace pensare di aver raccontato un’epoca, ma anche di aver tracciato delle linee tra una cosa e l’altra. Mi spiego: nel libro ci sono tanti me, perchè tante sono state le cose che sono successe in questi anni. C’è la mia collaborazione con Loredana Bertè, intensa e duratura, c’è l’impegno sociale, c’è il racconto degli anni dell’impegno politico, che per un artista era quasi un passaggio obbligatorio. Ci sono aneddoti, tanti: alcuni sembrano surreali visti oggi, invece sono accaduti e sono una parte di me.

Una vita nella musica. In questi giorni di quarantena quali consigli di ascolti può darci?

Posso consigliarvi di tornare indietro nel tempo e fare le cose con calma. Ascoltate la musica, dategli il giusto peso. Non di fretta o con un telefonino scegliendo i pezzi a casaccio. Date tempo alla musica: ascoltate un disco dall’inizio alla fine e scegliete qualcosa di inedito (per voi). Se volete fare un tuffo nel passato allora buttatevi su Sting e prima ancora sui Police. E sicuramente su Battisti, è un gigante della musica italiana.

C’è invece qualcuno che si è affacciato adesso nel mondo della musica che l’ha stregata? Qualcuno per cui ha pensato: “ecco questo è un talento!”

Si, assolutamente ci sono i talenti anche oggi. Quando ascolto un pezzo valuto tutto nel suo insieme: l’interprete, la melodia, le parole, la sua capacità nel fare proprio il pezzo. Quando tutto ciò si verifica allora scatta la magia, c’è equilibrio e l’ascoltatore lo percepisce. Mi è successo, ad esempio, quando ho sentito “L’essenziale” di Mengoni. Lì ho pensato: “cavolo, avrei voluto scriverla io!”. Penso che sia molto bravo Mahmood e anche Diodato a Sanremo è stato molto credibile: la sua “Fai rumore” gli calzava a pennello.

Sanremo, vince Diodato nell'edizione più seguita dal 2002: più di 11,4 milioni di spettatori con una media del 60,6 % di share
Diodato all’Ariston. Sanremo 2020.

Domanda per salutarci, un po’ personale. Come sta vivendo Mario Lavezzi questa quarantena?

Vivo questa quarantena riscoprendo tante cose. Su di me, sulla musica, sul tempo. Quello che sta succedendo è una grande prova per il Paese e per ognuno di noi. Ma potrebbe essere il nostro Rinascimento. La storia ci insegna che dopo i momenti bui arriva la luce, una luce che resta nella storia. Può succedere questa volta e può succedere anche in ambito musicale. I cambiamenti, anche in musica, hanno portato a qualcosa di eccezionale, ad uno scoppio della creatività. Sarò ottimista, ma mi aspetto di vederne delle belle. Sarà questo il nostro Illuminismo?

Le foto di Lavezzi sono alcuni degli scatti che compaiono nel libro “E la vita bussò”. Una preview è stata gentilmente data alla redazione di CiSiamo.info dall’ufficio stampa di Lavezzi, che ringraziamo.