Odio l’estate, e il vero ritorno di Aldo, Giovanni e Giacomo

Li abbiamo ritrovati e ora non li lasciamo andare più. Speriamo solo non sia un canto del cigno - se lo fosse, che bella anche la scelta di affidare la colonna sonora a Brunori Sas, un geniaccio serioso che sa prendersi in giro alla grande - ma l'inizio di una nuova fase della loro carriera

Credit: ©PaoloGalletta

Diciamocelo, senza ipocrisie: dopo Tu la conosci Claudia?, li avevamo dati per dispersi. Spettacoli teatrali fiacchi e ritriti, film che anche quando avevano alla base un buon soggetto, crollavano miseramente alla distanza per tacere dei terribili Il cosmo sul comò (ancora oggi è difficile etichettarlo, per i tanti modi in cui sapeva essere inguardabile) o il penultimo Fuga da Reuma Park.

Il poster del film con la regia di Venier

Aldo, Giovanni e Giacomo sembravano dei geni nel pieno di un declino inarrestabile e inesorabile, tanto erano stati grandi e irresistibili in passato quanto a ogni uscita recente riuscivano a deluderci. Mancanza di cura e ispirazione, una verve persa dietro a sciatterie nel linguaggio cinematografico e una creatività asfittica, per questi motivi e un trend che sembrava impossibile da invertire non avremmo mai scommesso sulla loro resurrezione. E per superficialità (nostra) e scarsa fiducia (in loro) avevamo atteso Odio l’estate come un tifoso del Napoli di Sarri lo scudetto. Conservando il sogno di conquistarlo con la consapevolezza che non ci sarebbe mai riuscito. In sala a vedere questo trio ci si è andati, negli ultimi 15 anni, per lo stesso motivo per cui si esce a cena con una ex: sperando di ritrovare all’improvviso gli antichi ardori. Ecco, in Odio l’estate, un po’ Chiedimi se sono felice e un po’ Ferie d’agosto (di Paolo Virzì), li ritrovi.

Foto di Paolo Galletta by Kinoweb

Invecchiati e migliorati, ritrovati ma anche altri. E in fondo, potevamo prevederlo, invece di farci prendere da un pigro pregiudizio. Perché dopo 15 anni era tornato Massimo Venier alla regia, il cui talento è proporzionale a quanto è sottovalutato: con lui il trio ha dato il meglio, lui li ha capiti più di tutti (anche di loro stessi). E poi la coppia di sceneggiatori che l’hanno affiancato, ovvero l’eclettico Michele Pellegrini (qualche titolo, per farvi capire: I figli delle stelle di Lucio Pellegrini, gli altri lavori di Venier, gli ultimi di Zanasi, Nessuna qualità agli eroi) e Davide Lantieri, che incornicia la sua carriera tra il capolavoro Dieci Inverni e l’ultimo, delizioso, 18 regali. Già perché se dai la guida a uno che ha talento ed esperienza, se fai scrivere una storia semplice ma efficace a due dei migliori, poi i protagonisti devono pensare solo a ciò che sanno fare meglio, a dare tutto sul set. E lo fanno, grazie anche ai compagni di viaggio, una sorprendente Maria Di Biase, bravissima, e quelle certezze che sono Carlotta Natoli e Lucia Mascino, a Michele Placido (è da Il caimano che chi scrive sostiene che dovrebbe dedicarsi solo alla commedia, in vecchiaia ha trovato una verve comica straordinaria) e Massimo Ranieri, qui evocato e poi infine apparso come una divinità, fino ai ragazzi che interpretano i figli delle famiglie raccontate, perfetti.

Foto di Paolo Galletta by Kinoweb

In cabina di regia Venier, centrali di difesa insuperabili e di costruzione gli sceneggiatori, sulle fasce i giovani e a far gioco due vecchie volpi, ecco che il tridente può creare, inventare, divertire e fare gol. Tre famiglie che si ritrovano a dover condividere per un errore una casa per le vacanze potevano rappresentare l’espediente per un soggetto stanco e furbastro, diventano invece il (pre)testo per raccontare tre che forse sono guccinianamente invecchiati senza maturità, tre normalità malincomiche, senza dimenticare di citarsi con dolcezza e intelligenza (la partita di pallone in spiaggia, il tormentone di Aldo davanti a un manifesto in autostrada) e provare ad essere seri con leggerezza (e viceversa).

Foto di Paolo Galletta by Kinoweb

Tra i tre, va detto, una menzione d’onore va ad Aldo Baglio, che si carica addosso la parte più difficile del film, che affronta con la sua meravigliosa e tenerissima follia, da vero campione mondiale del Massacchusets. Fa ridere, innamorare (fa l’amore tutte le sere con la moglie, l’uomo perfetto), insegna a vivere ai giovani virgulti con le parole di Massimo Ranieri e alla fine canta con quest’ultimo e ne esce alla grande. Dalla sua interpretazione – ottimi anche Giovanni e Giacomo, qui mariti e padri in difficoltà – passa Odio l’estate, forse il miglior film dei tre, certamente il più completo, quello che meno si affida alla comicità più facile, fisica, surreale ma a quella più scritta, pensata, strutturata.

Li abbiamo ritrovati e ora non li lasciamo andare più. Speriamo solo non sia un canto del cigno – se lo fosse, che bella anche la scelta di affidare la colonna sonora a Brunori Sas, un geniaccio serioso che sa prendersi in giro alla grande – ma l’inizio di una nuova fase della loro carriera. All’altezza del loro straordinario talento e di una maturità artistica arrivata proprio quando non ce l’aspettavamo più.

Redazione CiSiamo
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