Giornata Mondiale contro il cancro: ora guarire è davvero possibile

In Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, presenta tassi più alti rispetto alla media europea

Giornata Mondiale contro il cancro
Foto: Pixabay

Negli ultimi anni la medicina ha fatto passi da gigante, ma la diagnosi di tumore continua a generare paura. A essere nello sconforto sono soprattutto le donne, spaventate non solo dal percorso di cure che dovranno effettuare (spesso con importanti effetti collaterali) ma anche dall’idea di dover perdere i capelli a causa della chemioterapia, momento che suona come una sorta di “biglietto da visita” che certifica in maniera inequivocabile la malattia.

Proprio oggi ricorre la Giornata Mondiale contro il cancro, iniziativa promossa dalla UICC (Union for International Cancer Control)e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’iniziativa vuole dare rilevanza a un problema che ogni anno coinvolge milioni di persone, ma che ora è diventato finalmente curabile in molti casi.

Un problema che non deve più fare paura

Il cancro continua a essere un problema che molti di noi hanno avuto modo di conoscere, in prima persona o attraverso una diagnosi a un familiare o un amico. A differenza del passato, in molti casi può essere davvero risolvibile, come testimoniano i numeri: in Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE).

Nonostante tutto, però, persistono ancora differenze a livello regionale, evidenziate non solo nella facilità con cui è possibile prendere appuntamento per avere una diagnosi in caso di piccolo sospetto, ma anche dalla preparazione del medico che potrà seguire il malato. La Giornata Mondiale nasce proprio per poter garantire a tutti le stesse opportunità di cura, eliminando le differenze territoriali.

L’importanza della prevenzione

Per aumentare le proprie speranze di guarigione il primo passo da compiere consiste nel chiedere aiuto qualora dovessero emergere sintomi che possono destare preoccupazione, ma anche essere costanti nei percorsi di screening soprattutto in caso di familiarità.

Emblematico, ad esempio, quanto si può fare con il tumore della mammella, ancora adesso il più diffuso tra la popolazione femminile: dai 50 anni in su il Sistema Sanitario Nazionale offre la possibilità di effettuare una mammografia gratuitamente con cadenza biennale, ma resta comunque determinante essere costante nei controlli anche in giovane età. Intervenire in modo tempestivo anche in caso di diagnosi negativa può rivelarsi davvero provvidenziale.

“L’adesione alla mammografia, nel 2017, ha raggiunto il 55% e allo screening colorettale il 41% – ha sottolineato Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Ma vi sono notevoli differenze fra Nord e Sud che vanno ricondotte anche alla diversa copertura. Per quanto riguarda la mammografia, quest’ultima è praticamente completa nell’Italia settentrionale e centrale, al Sud invece solo 6 donne su 10 ricevono l’invito. Nello screening colorettale, al Nord e al Centro siamo vicini alla copertura completa (92% Nord, 95% Centro), il Sud invece è ancora sotto il 50%. Vi sono, però, ancora differenze regionali che devono essere superate, perché nessuno rimanga indietro e tutti possano accedere alle cure più efficaci indipendentemente dal luogo in cui vivono”.

Anzi, c’è un dato che deve generare speranza anche in ottica futura: ” l cancro non è più il male incurabile: dal cancro si può guarire e se no, lo si può cronicizzare, ovvero si può consentire al paziente di conviverci, garantendogli una qualità della vita – conclude Beretta – Non solo, vi dirò di più: il cancro è l’unica malattia cronica che a volte guarisce, mentre le altre malattie croniche non guariscono mai. Ma è fondamentale la corretta informazione e la prevenzione: spesso le persone non fanno controlli preventivi per la paura di scoprire di avere qualcosa. È bene invece prendere per tempo la malattia: solo così la si può provare a debellare” – ha concluso Beretta.