Il 2020 è un anno bisestile: origine e significato

anno bisestile
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Sta ormai per iniziare un nuovo anno che, almeno per una caratteristica, sarà diverso rispetto a quello che ci stiamo lasciando alle spalle: il 2020 sarà infatti bisestile. Cosa significa? Per molti la risposta sembra quasi ovvia: febbraio avrà 29 giorni invece di 28.

Un vecchio proverbio arrivato fino a noi parla di “anno bisesto, anno funesto”, come a indicare che quello che ci attende non sia un periodo particolarmente fortunato (anche se, ovviamente, non può essere per tutti così). In realtà la cadenza ogni quattro anni nasce per un motivo ben preciso e antico, che tutti potrebbero non conoscere.

Anno bisestile – La sua origine

Un anno civile ha la stessa durata di un anno solare, il tempo impiegato dalla Terra a compiere una rotazione intorno al sole per tornare perfettamente sulla linea dell’equinozio. Secondo l’astronomia questa azione si compie in 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi. Il calendario da noi adottato è invece quello gregoriano, nato su iniziativa di Papa Gregorio XIII il 4 ottobre 1582, con una durata, come tutti sappiamo, di 365 giorni. Diventa quindi necessario “regolare” le cose adeguandosi all’anno solare e questo viene effettuato proprio con l’anno bisestile: per praticità le 6 ore in più vengono incorporate in un giorno in più con cadenza quadriennale.

Riuscire a individuare, in caso di dimenticanza, se un anno che ci apprestiamo a vivere sia bisestile è comunque piuttosto semplice. L’operazione da compiere per chiarire ogni dubbio è semplice: basta controllare se le ultime due cifre formano un numero divisibile per 4. Proprio per questo dopo il 2020 la cosa si ripeterà nel 2024 e nel 2028.

Il significato del termine

Ma come si è arrivati a stabilire che il giorno aggiuntivo dell’anno avvenga proprio a febbraio?

La parola “bisestile” deriva dal latino “bisesto”, che significa “due volte sesto”. Secondo la consuetudine del calendario romano in cui si aggiungeva il 366° giorno dopo il 24 febbraio. Per i romani i giorni venivano quindi conteggiati prendendo a riferimento festività particolari come le Calendae, il primo giorno del mese, o le Idi, tredicesimo o quindicesimo giorno, mentre il 24 febbraio in latino era denominato sexto die ante Calendas Martias, il sesto giorno prima delle Calende di Marzo. Il giorno aggiuntivo, inserito una volta ogni quattro anni dopo il 24 febbraio, era denominato bis sexto die, ovvero il secondo sesto giorno prima delle Calende di Marzo e proprio da qui deriva il nome di anno bisestile.

L’origine del proverbio

All’inizio di ogni nuovo anno speranze e propositi sono sempre tanti, anche se spesso le difficoltà nell’arco dei dodici mesi possono non mancare. Le scaramanzie a volte si sprecano ma, come indicato prima, un vecchio detto ci porta a ritenere che l’anno bisestile non siano sempre forieri di buone notizie.

Da cosa nasce questa idea?

La credenza ha origini latine e deriva da un’idea precisa: un anno di 366 giorni arriva ogni quattro anno e questo, come ogni particolarità e cosa che non conosciamo, spesso fa paura. Altri aspetti che confutano questo non se ne riscontrano. Anzi, se vogliamo proprio essere precisi i romani erano particolarmente affezionati al mese di febbraio: in questo periodo ricorrevano le Terminalia, dedicate a Termine, dio dei Confini, e le Equirie, gare che avevano la funzione di ricordare la conclusione di un ciclo cosmico, due simboli della morte e della fine.

Le popolazioni anglosassoni, invece, hanno proprio una concezione opposta: proprio per la scarsa frequenza con cui si verifica un anno bisestile questo è ritenuto fortunato.