San Giovanni Battista: una festa tra sacro e profano

La festa di san Giovanni Battista è tra quelle più note e si innesta su alcuni riti paleocristiani legati al solstizio d'estate

San Giovanni Battista, Caravaggio
San Giovanni Battista, Caravaggio

Il 24 giugno è la festa di San Giovanni Battista, una festa dal sapore un po’ al limite tra sacro e profano, che innesta le radici cristiane su antichi riti legati al solstizio d’estate. La ricorrenza è tra le più note del calendario religioso, dopo Natale, Pasqua, San Giuseppe e l’Assunzione il 15 agosto. Il motivo della fortuna di questa festa risiede proprio, forse, nella commistione di riti che si fondono.

La festa cristiana di San Giovanni Battista

La data della festa di San Giovanni Battista è stata scelta in relazione a quella di Cristo, di cui San Giovanni è annunciatore e precursore. Al Battista è legato, appunto, l’episodio del battesimo di Gesù nelle acque del Giordano, e l’idea della purificazione torna anche nella maggior parte dei riti tipici di queste festività. In moltissime città di cui è patrono, da Torino a Firenze, a Ragusa, le processioni sono seguite spesso dall’accensione di fuochi. L’elemento purificatore del fuoco rappresenta anche, idealmente, una “purificazione” dalle credenze paleocristiane su cui si innesta la festa. E in effetti, scorrendo le preghiere dedicate al Santo, molte di esse richiamano proprio l‘elemento della purificazione. Un elemento che è richiamato anche dall’acqua, che insieme alla luce sono i due elementi simbolici della festa del santo.

Le origini profane della festa

La data scelta per omaggiare San Giovanni Battista coincide con quella del Solstizio d’estate, una ricorrenza che in epoca paleocrostiana aveva una grande importanza. In questo giorno infatti, si celebrava anticamente il passaggio della Terra dal predominio della Luna a quello del Sole attraverso la notte più breve dell’anno. I falò erano comuni anche nei riti pagani, quando venivano accesi non come segno di purificazione ma per tenere lontani gli spiriti. In questi falò si bruciava un mazzo di erbe vecchie e si raccoglievano quelle nuove, anche come simbolo di passaggio.

Redazione CiSiamo
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