Sciascia: “Il giorno della civetta” esce per l’analisi del testo della maturità 2019

Sciascia, con "Il giorno della civetta" è l'oggetto della prima prova della maturità 2019, insieme a "Risvegli" di Giuseppe Ungaretti

Sciascia, Il giorno della Civetta
Sciascia, Il giorno della Civetta esce alla maturità 2019

Leonardo Sciascia, un brano da “Il giorno della civetta”, in particolare, è l’oggetto della seconda traccia dell’analisi del testo che il Miur ha proposto ai ragazzi per la maturità 2019. Insieme aalla poesia “Risvegli” di Ungaretti, dunque, i maturandi si sono trovati davanti durante la prima prova alla prosa di Sciascia, che prende le mosse da un caso di cronaca realmente avvenuto.

Sciascia infatti, molto attivo nella denuncia e lotta alla mafia in Sicilia, usa qui, come in altre opere, la trasposizione letteraria di un fatto di cronaca per esprimere le sue opinioni. In questo caso si tratta dell’omicidio per mano della mafia di Accursio Miraglia, avvenuto a Sciacca nel 1947.

Il testo da “Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

Per il caso Colasberna – continuò il capitano – ho ricevuto già cinque lettere anonime: per un fatto accaduto l’altro ieri, è un buon numero; e ne arriveranno altre… Colasberna è stato ucciso per gelosia, dice un anonimo: e mette il nome del marito geloso…

– Cose da pazzi – disse Giuseppe Colasberna.

– Lo dico anch’io – disse il capitano, e continuò -… è stato ucciso per errore, secondo un altro: perché somigliava a un certo Perricone, individuo che, a giudizio dell’informatore anonimo,avrà presto il piombo che gli spetta. I soci con una rapida occhiata si consultarono.

– Può essere – disse Giuseppe Colasberna.

– Non può essere – disse il capitano – perché il Perricone di cui parla la lettera, ha avuto il passaporto quindici giorni addietro e in questo momento si trova a Liegi, nel Belgio: voi forse non lo sapevate, e certo non lo sapeva l’autore della lettera anonima: ma ad uno che avesse avuto l’intenzione di farlo fuori, questo fatto non poteva sfuggire…Non vi dico di altre informazioni, ancora piú insensate di questa: ma ce n’è una che vi prego di considerare bene, perché a mio parere ci offre la traccia buona… Il vostro lavoro, la concorrenza, gli appalti: ecco dove bisogna cercare.

Altra rapida occhiata di consultazione. – Non può essere – disse Giuseppe Colasberna.

– Sí che può essere – disse il capitano – e vi dirò perché e come. A parte il vostro caso, ho molte informazioni sicure sulla faccenda degli appalti: soltanto informazioni, purtroppo, che se avessi delle prove… Ammettiamo che in questa zone, in questa provincia, operino dieci ditte appaltatrici: ogni ditta ha le sue macchine, i suoi materiali: cose che di notte restano lungo le strade o vicino ai cantieri di costruzione; e le macchine son cose delicate, baste tirar fuori un pezzo, magari una sola vite: e ci vogliono ore o giorni per rimetterle in funzione; e i materiali, nafta, catrame, armature, ci vuole poco a farli sparire o a bruciarli sul posto.

Vero è che vicino al materiale e alle macchine spesso c’è la baracchetta con uno o due operai che vi dormono: ma gli operai, per l’appunto, dormono; e c’è gente invece, voi mi capite, che non dorme mai. Non è naturale rivolgersi a questa gente che non dorme per avere protezione? Tanto piú che la protezione vi è stata subito offerta; e se avete commesso l’imprudenza di rifiutarla, qualche fatto è accaduto che vi ha persuaso ad accettarla… Si capisce che ci sono i testardi: quelli che dicono no, che non la vogliono, e nemmeno con il coltello alla gola si rassegnerebbero ad accettarla. Voi, a quanto pare, siete dei testardi: o soltanto Salvatore lo era…

– Di queste cose non sappiamo niente – disse Giuseppe Colasberna: gli altri, con facce stralunate, annuirono.

– Può darsi – disse il capitano – può darsi… Ma non ho ancora finito. Ci sono dunque dieci ditte:e nove accettano o chiedono protezione. Ma sarebbe una associazione ben misera, voi capite di quale associazione parlo, se dovesse limitarsi solo al compito e al guadagno di quella che voi chiamate guardianía: la protezione che l’associazione offre è molto piú vasta.

Ottiene per voi, per le ditte che accettano protezione e regolamentazione, gli appalti a licitazione private; vi da informazioni preziose per concorrere a quelli con asta pubblica; vi aiuta al momento del collaudo; vi tiene buoni gli operai… Si capisce che se nove ditte hanno accettato protezione, formando una specie di consorzio, la decima che rifiuta è una pecora nera: non riesce a dare molto fastidio, è vero, ma il fatto stesso che esista è già una sfida e un cattivo esempio. E allora bisogna, con le buone o con le brusche, costringerla, ad entrare nel giuoco; o ad uscirne per sempre annientandola…

Giuseppe Colasberna disse – non le ho mai sentite queste cose – e il fratello e i soci fecero mimica di approvazione.

L’analisi del testo del brano da “Il giorno della civetta”

Il testo è tratto da quello che è considerato il primo grande romanzo di Sciascia, che fu pubblicato da Einaudi nel 1961. Al centro della vicenda, l’omicidio di Salvatore Colasberna per mano della mafia. Nel brano proposto dal Miur, in particolare, il capitano che conduce le indagini sta interrogando i parenti e gli amici della vittima. Ad una prima ricostruzione che vede l’omicidio come il frutto di uno scambio di persona. Un incidente, un marito geloso che voleva vendetta, così come denunciano le lettere anonie arrivate.

Ma dopo le conferme del fratello di Colasberna, il capitano riconduce la vicenda agli appalti e alla mafia. Interessante è notare come le frasi telegrafiche degli interrogati siano sintomo del muro di omertà eretto per coprire la vera natura dell’omicidio. E sul filo di questo delicato gioco, Sciascia conduce l’interrogatorio ai parenti. Senza mai nominare direttamente la mafia, ma alludendovi con perifrasi, che risultano tuttavia molto chiare. Come chiara è la mimica dei personaggi coinvolti, che si consultano “con una rapida occhiata” prima di prendere la parola.

Redazione CiSiamo
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