Altaforte esclusa dal Salone del Libro di Torino: il catalogo dei libri “fascisti”

La Regione Piemonte e i Soci Fondatori del Salone del Libro di Torino hanno deciso di recidere unilateralmente il contratto stretto con Altaforte.

Altaforte esclusa dal Salone del Libro di Torino
Altaforte esclusa dal Salone del Libro di Torino

Il Salone del Libro di Torino apre tra le polemiche. La storia è iniziata qualche giorno fa, con la notizia di alcuni autori e alcune case editrice che avevano deciso di disertare l’evento per la presenza di Altaforte, la casa editrice considerata vicina a CasaPound. Tra questi anche il noto fumettista Zerocalcare, l’Anpi e il museo di Auschwitz. Alla fine, gli oppositori hanno vinto. La Regione Piemonte e i Soci Fondatori del Salone del Libro di Torino hanno deciso di recidere unilateralmente il contratto stretto con Altaforte.

Altaforte esclusa, le parole di Polacchi

Il fondatore della casa editrice Altaforte, Francesco Polacchi, ha però deciso di lanciare il suo guanto di sfida al Salone del Libro di Torino. “Alle 10 ci sarò per ribadire che la logica di Altaforte non si piega al pensiero unico”. Gli dà ragione il Ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee, al rogo dei libri che non ha mai portato fortuna in passato”.

La decisione comunque sembra ormai definitiva, lo spiega Giulio Biino, presidente
del Circolo dei Lettori di Torino. “Una decisione sofferta – ha iniziato -. Una scelta importante, di campo, per evitare uno sfregio alla città, alla Regione e forse al Paese”.

Altaforte esclusa dal Salone del Libro di Torino

Altaforte dunque non ci sarà, gli antifascisti hanno vinto. Ma c’è già chi accusa che hanno vinto utilizzando un metodo fascista: quello della censura degli oppositori. La decisione, dunque, ha portato con sé aspre critiche, anche da parte di chi da sempre si è dichiarato antifascista.

Effettivamente, noi di CiSiamo.info, non siamo così sicuri che al salone del Libro di Torino sia stata presa la decisione giusta. Si può fare tutta la retorica che si vuole, ma resta un fatto: censurare un fasciata non elimina il fascista. Al limite, impedendo a un fascista di parlare, di esprime le proprie opinioni, si ottiene l’unico risultato di limitare (ma non annullare) la sua capacità di riproduzione, la sua possibilità di convincere qualcun altro a pensarla come lui. Il germe del fascismo quindi rimarrebbe sempre nell’organismo dello Stato. Latente, forse, ma certamente vivo e pericoloso. Un germe pronto a esplodere appena lo Stato mostrerà il primo segno di debolezza.

E attenzione, censurare i fascisti non aiuta nemmeno gli antifascisti. La mancanza di un confronto può portare all’indebolimento anche delle ideologie antifasciste. È innegabile, infatti, come sempre più persone stiano ripetendo verità antifasciste come se fossero dogmi, filastrocche imparate a memoria, senza capirle veramente a fondo. Se la marea nera dei fascisti dovesse un giorno riemergere, sarebbero in grado di fermala contrapponendo a essa dei valori che non hanno capito?

Il leone e il coniglio

Qualche tempo fa, qualcuno, sul Web, aveva postato l’immagine di un leone in gabbia, un leone chiamato fascismo. Fuori dalla gabbia c’erano dei conigli, che piangevano, tristi nel vedere l’animale in gabbia. Decidono quindi di liberalo e per tutta risposta il leone li sbrana. Una bella metafora, che regge solo se si considera il fascismo forte come un leone e gli antifascisti deboli come conigli. Io non credo sia così, ma se lo fosse allora saremmo comunque spacciati, perché prima o poi il leone riuscirà a liberarsi comunque dalla gabbia sorvegliata dai carcerieri conigli.

Ma ora dobbiamo porci un’altra domanda. I libri di Altaforte erano veramente libri fascisti?

Il catalogo dei libri di Altaforte

Sfogliando il catalogo della case editrice, un catalogo mai così sfogliato come in questi giorni, a dimostrazione che non esiste mai la cattiva pubblicità, si possono vedere molti libri, tra cui “I coloni dell’Austerity”, di Ilaria Bifarini, che parla del neoliberismo che sta uccidendo l’Africa. Poi c’è “La Nazione fatidica”, del giornalista Adriano Scianca, che elogia la politica italiana nel corso della sua storia.

E ancora: “Ho difeso Licio Gelli”, del Professor Augusto Sinagra docente de La Sapienza di Roma, “Come la sabbia di Herat” reportage di guerra dell’inviata giornalista Chiara Giannini. E poi: “La Morte della Repubblica” dell’Avvocato Marco Mori che spiega l’incostituzionalità dei trattati europei.

Poi quelli che tutti hanno definito fascisti: “Inferno SPA”, di Francesca Totolo che parla del buisiness dell’immigrazione clandestina, e “L’era delle Streghe” trattato sul neo femminismo di Francesco Borgonovo. Infine c’è anche il libro che ha fatto scatenare più di tutti gli Antifascisti: “Io sono Matteo Salvini” il libro intervista di Chiara Giannini al Vicepremier della Lega.

Redazione CiSiamo
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