Le bambole di Claudia e alcune ragazze d’oggi bulle e maschiacce

La storia di Claudia e il viaggio nella vita vissuta fra la danza e la musica che l'hanno accompagnata: cosa sta accadendo, invece, oggi.

Bambole di Claudia
Bambole di Claudia

Claudia ha ballato una vita, la sua vita. Danzando ha riempito gli anni di fantasia sogni e musica, da bambina a donna. Protagonista del suo tempo, nella sua casa, in palestra, sul palcoscenico. Oggi, a volte, a 70 anni balla ancora. Ma è soprattutto Maestra: di regole, di disciplina, di rigore, di dignità. E di rispetto, del proprio corpo, dell’armonia dei movimenti, della grazia legata all’azione. Oltre la Danza. A casa colleziona bambole, “Pupe” antiche, fuori del tempo.

Il valore della danza

Quelle figurette coi visi chiari e gli occhi sgranati, colorati da belletti fondotinta e rossetti, usati con cura sulle faccine che sormontano piccoli corpi femminili vestiti con eleganza, raffinati da merletti e trine, in abiti che hanno segnato le epoche di secoli andati. A volte, quando ne arriva una nuova, trovata per caso tra le anticaglie dell’usato o cercata apposta tra le cianfrusaglie dei mercatini della domenica, con attenzione per non fare danni, la pettina la bambola; non perdendo tempo, come intende il riferimento, ma anzi, acquistando il piacere dell’impegno nell’occuparsene: è vera passione quella cura per la conservazione, parla di bellezza, di calore, di ricordo, di memoria di tempi andati.

Ballare sulle note di…

Mentre, soffusa, la radio sempre accesa in casa diffonde le note classiche di Albinoni o di Bach, di Schubert Gounod Tchaikovski. Classica immortale musica, suono, emozioni, condivisi col marito texano, professore in Università americana, musicologo e musicista, suona flauto e sax.

Oggi, molte ragazze di questo tempo nostro non giocano con le bambole, e neanche vanno “a Danza”. La ritengono vecchia, leziosa. Hanno ucciso Barbie, e anche Ken, tranne quelle che forse hanno avuto una mamma “barbiefan” o un’infanzia vissuta con le ballerine e il tutu. La musica oggi sta tutta nello smartphone, negli auricolari sempre appesi al collo. Le ragazze 2000 si fanno penetrare le orecchie e il cervello dalle ultime note dalla musica dura, ritmica, battente, a volte stridula e lancinante delle chitarre elettriche, delle tastiere, dai suoni alti, persino lancinanti delle note della “nuova” musica dai nomi brevi e concisi: disco, metal, rap e tanti altri.

Le nuove “tendenze”

Altre, quelle che hanno avuto la mamma contestatrice e manifestara o a spaccarsi la schiena al lavoro fuori di casa, e sono cresciute senza troppe carezze, sono spesso molto “maschie” e ribelli. Accentuano con tatuaggi piercing e strani “graffiti” disegnati tra i capelli semi-rapati, o con un ciuffo cadente dalla metà cranio salvato dalla macchinetta sull’orecchio. Va molto anche la cresta a colori. Sono queste che intrepide usano i pugni e le parolacce sboccate per sentirsi affermate, a scuola e fuori dalla scuola, in cortile e spesso anche in strada, sulle compagne più fragili, deboli, timide e remissive.

O ingaggiano, in sella al motorino, liti nel traffico cittadino per ogni futilità che permetta di scapricciarsi con parole pesanti e gesti di sfida al mondo. A volte entrano nel branco coi maschi, come le tre, appena arrestate a Milano insieme a sei giovanissimi delinquenti che il giudice ha definito “violenti e pericolosi” riferendosi anche a quell’altra metà del cielo e non solo ai maschietti picchiatori. O diventano addirittura il capo, come “la perfida”, diciassette anni di aggressività e violenta sopraffazione criminale, certo cresciuta senza bambole, senza danza e musica.

Di frequente si scopre poi che nella borsa coi manici lunghi appesa alla spalla, alcune hanno, col rimmel, anche un coltello. Quell’arnese da taglio che finisce sui giornali, in cronaca, con la padrona fermata dalla Polizia, talvolta nei boschetti dei pusher. La famiglia, la scuola, mamma e papà, le insegnanti, hanno tutti abdicato ?

Redazione CiSiamo
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