Discriminazione, i dati allarmanti di Save the Children

Save the Children, con la campagna "Up-prezzami", ha inteso comunicare i dati emersi dai fenomeni di discriminazione e con percentuali preoccupanti.

Save the Children e la campagna
Save the Children e la campagna "Up-prezzami"

Le etichette che stigmatizzano violenza e l’emarginazione del tipo «sei di colore», «sei islamica», «sei povero», «sei gay». Il 90% degli studenti delle scuole superiori è stato testimone diretto dei comportamenti discriminatori nei confronti di amici e compagni. Succede a 3 minori su 5 in Italia. Sono questi i dati allarmanti lanciati da “Save the Children“.

Discriminazioni di ogni tipo

Vittime di numerosi episodi. Negli ambienti scolastici tanti i testimoni diretti per episodi discriminatori nei confronti di amici o compagni. All’origine di tutto omosessualità, obesità, colore della pelle e appartenenza comunità rom: questi i dati dell’80% degli intervistati. L’appartenenza alla religione islamica, l’essere povero o disabile raggiungono il dato del 70%.

A breve la Giornata internazionale

Il sondaggio, diffuso a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro le discriminazioni (21 marzo), è stato realizzato su un campione di 2.000 studenti e studentesse di scuole secondarie di secondo grado in tutta Italia. L’indagine è stata realizzata da SottoSopra, il Movimento Giovani per “Save the Children”, con il sostegno dell’Invalsi.

La prima campagna nazionale è stata ideata e lanciata da oltre 400 ragazzi e ragazze compresi tra i 14 e i 22 anni. Il progetto rientra nell’ambito della campagna “UP-prezzami” per combattere gli stereotipi. Un simbolo che tutti sono chiamati a condividere sui social utilizzando l’hashtag #UPprezzami e sfidando i propri amici e familiari a postare foto e video disegnandosi un codice a barre sulla guancia.

Il messaggio di SottoSopra

«La discriminazione esiste ed è pericolosa, fa male a tutti, a chi discrimina e a chi è discriminato. È terribile come ne siamo assuefatti, non la vediamo e se la vediamo, la giustifichiamo. Dobbiamo smettere di chiudere gli occhi – scrivono i giovani di SottoSopra – e smettere di trovare scuse, di dirci che sono scherzi tra ragazzi, che c’è una giusta motivazione».

«Ogni giorno, ognuno di noi, deve impegnarsi a strappare le proprie etichette e a smettere di attaccarne su gli altri, come fossero pacchi in un supermercato. È per questo che serve l’impegno di tutti noi ed, in particolare, chiediamo l’aiuto del mondo della scuola perché è lì che, per la metà dei ragazzi intervistati, si consuma la discriminazione».

I dati

Il 61% degli studenti intervistati ha subito direttamente situazioni di discriminazione dai propri coetanei. Il 19% ha dichiarato di essere stato emarginato ed escluso dal gruppo mentre il 17% è stato vittima di brutte voci messe in giro sul proprio conto. Un’altra percentuale, pari al 16%, è stata derisa e 1 su 10 ha subito furti, minacce o pestaggi.

Un solo intervistato su venti ha scelto di rivolgersi agli insegnanti. Un dato allarmante visto che la scuola si configura come luogo principale (45% dei casi) dove gli studenti assistono a episodi discriminatori. Gli altri si verificano per strada (30%) e sui social network (21%).

Redazione CiSiamo
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