Antonia Di Giulio racconta in anteprima la mostra “1988-2018”

A pochi giorni dall'inaugurazione a Venezia della mostra "1988-2018", la pittrice Antonia Di Giulio la racconta in anteprima a Ci Siamo e racconta la sua arte.

Antonia Di Giulio
Antonia Di Giulio, si apre a Venezia la mostra "1988-2018"

A pochi giorni dall’inaugurazione della mostra “1988-2018“, la pittrice Antonia Di Giulio la racconta in un’intervista a Ci Siamo. Attraverso 14 fotografie e 14 quadri, l’esposizione costruisce una dialettica tra linguaggi espressivi diversi, ma anche tra epoche distanti. Antonia Di Giulio si concentra su una selezione di ritratti in bianco e nero di se stessa, realizzati nel 1988 da Gibson in una sessione fotografica a New York, e li affianca a una serie di sue recenti opere delle stesse dimensioni, dipinti astratti nelle tonalità del nero, bianco e grigio.

Antonia Di Giulio è stata allieva del pittore Paolo Cotani. La sua attività artistica comincia alla fine degli anni ’70, con i primi lavori ispirati al mondo concettuale e al minimalismo.
Dall’incontro con Mario Schifano, nel 1990, nasce una grande e profonda amicizia e una vitale collaborazione artistica. La fotografia è il mezzo naturale di questo scambio artistico.

Ci potrebbe parlare dell’imminente mostra di Venezia?

Bisogna cominciare dalla genesi di tutto, nel 1988. Quell’anno io andai a New York per la prima volta, e su consiglio Paolo Cotani contattai Ralph Gibson, che è uno dei più importanti fotografi statunitensi. Tra le chiacchiere nacque l’idea. Mi disse: “Perché non facciamo delle foto?”, e vennero fuori le fotografie che sono in mostra insieme alle mie opere a Venezia. Nel 1990, io conobbi Mario Schifano. Un giorno ero in studio da lui, e gli dissi che avevo conosciuto una persona che aveva una sartoria teatrale. Gli dissi :“Ti immagini io che cammino con un abito così, del Settecento? Con i giardini, o le navi in testa… ti immagini?” e lui preso dell’entusiasmo mi propose: “Vai a prenderne uno, facciamo delle foto”. Era il luglio del 1991, e io avevo indossato questo abito strettissimo, con i riflettori, le luci, il caldo.. e lui fece una serie infinta di scatti. Da quel momento si pensò di associare quell’immagine in abito del Settecento accanto alla mia pittura. E quindi dipingevo grandissimi quadri con accanto questa piccola foto o il contrario. Nel 2000 Achille Bonito Oliva che ha presentato una mia mostra presso l’Accademia Romania a Roma, definisce questa donna del Settecento “la duchessa della pittura italiana”. Già allora c’era l’idea di un colloquio tra la pittura e la fotografia. Poi qualche tempo fa mi sono detta: “Quasi quasi telefono a New York a Gibson per chiedergli se gli piacerebbe prendere parte ad un progetto, che veda insieme le sue foto e le mie opere pittoriche”. E lui preso dall’entusiasmo mi inviò i negativi. Io ho due opere esposte al circolo degli Esteri a Roma, e parlando con l’ambasciatore Umberto Vattani mi è venuto da proporgli questa mostra. Lui ha subito acconsentito.

Ora la mostra è pronta. Aprirà il 6 febbraio, e si chiuderà il 12 marzo. Sarà a cura di Achille Bonito Oliva, e sul catalogo ci sarà una firma del New York Times, cioè Phyllis Barr, quella di un professore della Ca’ Foscari di Venezia, cioè Diego Mantoan, un testo breve di Gibson e uno mio, e infine un testo dell’Ambasciatore Vattani.

Questo dialogo tra fotografia e pittura come può arricchire le due arti?

Se si guarda alla foto e alla pittura si nota che sono in dialogo, perché queste pennellati feroci, queste linee taglienti instaurano in qualche modo in colloquio – positivo o negativo – con questi bianchi e neri della foto. E nell’opera pittorica l’accento è posto molto sulla pittura, non è un discorso altro.

C’è qualche artista da cui è stata particolarmente influenzata?

Senza dubbio Paolo Cotani a cui la mostra è dedicata. E poi naturalmente gli espressionisti astratti americani, questi sono i miei favoriti.

Qual è il motivo della dedica?

Io fui presentata a Gibson da Paolo Cotani perché erano amici. Poi qualche tempo fa mi sono trovata a dover preparare le opere pittoriche per questa mostra, ma non riuscivo a concentrarmi. Era come se tra me e la pittura non riuscissimo a prendere un appuntamento. Il tempo passava e io non riuscivo. Un giorno telefonai all’assistente di Gibson,e gli domandai di chiedere a Gibson se poteva scrivere un breve testo per il catalogo. E lui accettò. Quel giorno io rimasi in studio e non so come arrivò questo appunatemto con la pittura. In un batter d’occhio riuscii a completare le opere. Finite le opere, arrivò la mail con il testo di Gibson. Era il 5 novembre, ed era il compelanno di Paolo Cotani.

Da dove è nata la passione per la pittura?

Questa è una passione che nasce da bambini. La pittura è sempre stata la mia espressione, la mia vita. La pittura è la griglia attraverso cui mi relaziono alla vita, è la struttura, che diventa poi una forma di vita, e diventa quello attraverso cui ci si relaziona a tutto.

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.