Architetta, il “mostro linguistico” usato da Lilli Gruber di cui ancora non mi capacito

Seguendo un discutibile varco nella femminitudine aperto dall'Accademia della Crusca, Lilli Gruber ha appellato una sua ospite con il termine "architetta". Ed io ancora non mi capacito di questo "mostro linguistico".

Tra i tanti cassetti della mia vita c’è il ricordo di un cantautore (forse era David Riondino) che, anche lui con la chitarra in mano, cantava la sua fissa per una donna che gli piaceva – o no? (Berlinguer?). Passa anche a me una fissa simile, per Lilli Gruber, Dietlinde, ovvero “colei che guida il popolo”, austroungarica nata, prussiana di carattere, bolzanina snella, figura svelta, linguaggio rapido e deciso, sorriso aperto anche caloroso a volte. Forse anche perché riaccende altra memoria e brandelli di vita grata e felice vissuti di corsa in quella città coi tetti e i portici austriaci, e ponti e monumenti italici.

Gioia quindi ritrovarla su La7, appuntamento serale, Lei conduttrice (o conduttora?), influencer attenta e acuta, allenata in RAI dal mezzobusto, approdata poi per capacità e merito ad “un’altra TV” di spessore e con programmi “differenti”. Gaudio, quando sotto le ciocche bianche Severgniniane si conquista, padrino Cairo che non ne sbaglia una, dopo l’otto, un 7e mezzo. Che così fa Sedici, numero magico: la somma è 7, il massimo!

Tutto me potevo aspettà ancora, tranne de finì in pagina cò la Gruber. Contraddittorio diretto – e definitivo – secondo Lei.

Un architetto ospite di Otto e mezzo

La cosa comincia così: con l’unica rete che segna certi tempi della mia giornata di vecchio “che ‘n ce vò stà” alla panchina al sole, al giardinetto coi vialetti di ghiaia e i cestini per le cartacce, alla poltrona cò la televisione sempre accesa.

Quella sera a “Otto e mezzo” Lilli Gruber ha tra gli ospiti una Signora della buona società torinese: una delle madamine, il gruppo di signore della colta e volenterosa borghesia piemontese che hanno chiesto di essere ricevute dal Presidente della Repubblica per avanzare le istanze di quella “società civile pro-TAV”, che aveva raccolto in Piazza Castello una bella quantità di “masse” (udienza poi non accolta dal Quirinale, e rimandata ad organismo più pertinente).

Quella Signora, il cui nome, mai ripetuto in seguito, m’è sfuggito, veniva invece continuamente appellata col titolo professionale di progettista di case e quartieri: di architetto insomma. Declinato però al femminile, perché l’Accademia della Crusca, il consesso oracolare del linguaggio italico, da qualche tempo, ha aperto un discutibile varco alla femminitudine.

Creando, secondo me, e il Presidente emerito Napolitano, e l’avvocata Ministro della Pubblica Amministrazione Buongiorno, tra i più autorevoli, dei “mostri” linguistici, tra l’’altro spesso, a ragione, non applicati. E molto spesso del tutto non applicabili.

In questo caso, quella sera, da Lilli Gruber applicati, con evidente piacere, soddisfatto accordo e complicità tutta femminile. Continuare a calcare la voce su quella “a”, quella sera, a me provoca disagio per la conduttrice e un acuto fastidio personale, considerati i tre architetti in famiglia, 2 dei quali donne (e una quarta forse lo sarà).

La diatriba con Lilli Gruber

E poi gli amici impegnati nella professione, la convinzione che tra i più attuali “mestieri d’arte” quello (archi+tetto l’origine remota e immodificabile) sia uno dei più alti, nobili e completi impegni da praticare e vivere. Allora, la sera stessa, ritardo le coltri in attesa, e al computer riacceso Le scrivo…

Il resto, modificato femminitudinamente da Lilli Gruber, senza quanto omesso per meglio sostenere la tesi sua, è sotto gli occhi di tutti quelli che comprano il Corriere della Sera il giovedì: a pagina 11 del numero 49 di “7”, diretto da Beppe Severgnini.

Tre m’hanno mandato subito mail d’accordo e conforto: un Avvocato, una Signora di Como, un’amica che non sentivo da tempo. E altri quattro in settimana: altro Avvocato, un Giudice, un lettore Belga – non Belgo, dice lui – e un Ambasciatore di S. Marino.

Anch’io così totalizzo Sette. Senza contare le tre donne “Ministro” che si sono espresse con veemenza in difesa del loro titolo così com’è: quelle della Difesa, della Pubblica Amministrazione e quella della Sanità. L’ultima interrompendo in trasmissione Cazzullo che la stava mal interpellando.

Nel frattempo le “Archi-Tette” di casa, con altre colleghe più giovani e prestanti, decise a tentare di far cambiare idea a Lilli Gruber stanno mettendo a punto con le Iene e una rete TV, un sit-in davanti alla sede della 7. Abbigliate da Femen!

Redazione CiSiamo
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