Pompei, nuove scoperte: gli scavi portano alla luce i resti di una stalla

Gli scavi nella zona nord di Pompei hanno portato alla luce i resti di tre cavalli con una bardatura di tipo militare.

Una strada di Pompei
Nuove scoperte nella zona nord di Pompei

Pompei non smette di stupire: sono state fatte infatti nuove scoperte nella zona nord fuori le mura del sito archeologico. Un terzo cavallo con ricca bardatura militare è stato scoperto nella stalla di Civita Giuliana, all’interno degli scavi archeologici di Pompei. Il rinvenimento è avvenuto nel corso della recente campagna di scavo. L’intervento ha portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale, con diversi reperti (anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco).

Tra gli ambienti era stata individuata la stalla della tenuta dove si era potuto realizzare il calco di un cavallo.

Il risultato degli scavi

Nella prima fase di scavo era stata identificata una mangiatoia in legno, di cui è stato possibile realizzare un calco. Erano stati poi rinvenute la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale. Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio 2018, hanno portato alla luce per intero questo ambiente. Hanno poi individuato la parte restante del secondo cavallo, quindi terzo animale, con i resti di una ricca bardatura di tipo militare. Uno dei due cavalli  giace riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra. Forse era legato alla mangiatoia e non è stato in grado di divincolarsi. L’altro è riverso sul fianco sinistro e sotto la mandibola conserva il morso in ferro. Tuttavia i tombaroli avevano realizzato dei tunnel, e le cavità si sono così cementificate. Questo non ha permesso agli archeologi di realizzare il calco del terzo cavallo.

I reperti bronzei

Durante la fasi di scavo del corpo sono inoltre venuti alla luce cinque reperti bronzei. Sulle coste della gabbia toracica del cavallo, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata. Un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori. Si tratta di un oggetto formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco.

L’ipotesi della sella

La forma di questi elementi e i confronti con quanto già scoperto, fanno ipotizzare che appartengano a un tipo particolare di sella definita a quattro corni. Sarebbe una sella formata da una struttura di legno rivestita con quattro corni, due anteriori e due posteriori, ricoperta da placche di bronzo che servivano per dare stabilità al cavaliere. Bisogna ricordare infatti che in questo periodo non erano ancora in uso le staffe. Selle di questo tipo sono state utilizzate nel mondo romano a partire dal I secolo d.C. e in particolare in ambito militare. Le giunzioni ad anello erano quattro per ogni bardatura e servivano a collegare diverse cinghie di cuoio per bloccare la sella sul dorso del cavallo. Si tratta sicuramente di bardature militari da parata.

Altri ornamenti del cavallo

Ulteriori elementi riferibili agli ornamenti del cavallo sono dietro la schiena, dove tracce di fibre vegetali lasciano ipotizzare la presenza di un drappo-mantello. Nello spazio tra le zampe posteriori e anteriori, un ulteriore calco suggerisce la presenza di una sacca. Probabilmente parte dei mancanti finimenti è stata trafugata dai tombaroli. “I tre cavalli, come forse il primo rinvenuto ed analizzato, dovevano far parte della razza più nobile, animali di rappresentanza, per la loro imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e per i finimenti di pregio, in ferro e bronzo”, sottolinea il Direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna. Lo studio della sella è a cura dell’archeologo Domenico Camardo, mentre le ricerche sul campo sono seguite dall’archeologa Paola Serenella Scala.

Il commento di Massimo Osanna

Il Direttore Massimo Osanna ha commentato poi: “I ritrovamenti confermano che si trattava di una tenuta prestigiosa, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre a un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati, anche stando alle prime indagini di inizio Novecento. Nel 2019 saranno stanziati 2 milioni di euro dai fondi ordinari del Parco archeologico per procedere all’esproprio dei terreni e per proseguire le indagini di scavo, al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico”.

Redazione CiSiamo
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