Jazz e Swing, il goffo tentativo della Banda dell’Esercito Italiano

La Banda dell'Esercito Italiano si dà al Jazz e allo Swing e il risultato è un mediocre concerto dilettantistico, pagato dai cittadini italiani.

Banda Esercito Italiano
Banda dell'Esercito Italiano

Per la seconda volta la cosiddetta Italian Army Jazz Band (non si potevano chiamare semplicemente “Banda Jazz dell’Esercito Italiano” invece di questi inutili inglesismi?) si è proposta al pubblico di Sabaudia il 20 dicembre 2018 con uno spettacolo del tutto simile a quello dell’anno precedente: e non solo perché era stato erroneamente ristampato lo stesso programma dell’anno precedente, ma anche perché i brani proposti erano pressoché gli stessi.

Sono, infatti, un vecchio estimatore della musica bandistica e conosco bene i professori d’orchestra delle varie orchestre di fiati, come anche i loro direttori. Devo dire che solo nella Banda dell’Esercito Italiano vedo questa proposta jazzistica, abbastanza particolare nel suo genere, e – sinceramente – anche piuttosto superficiale. 

Al di là del pressappochismo del programma sbagliato (mi domando, a tal proposito, chi curi la comunicazione di questa Banda), mi ha stupito il dilettantismo del presentatore, tale Fabio Colajanni – o, almeno, cosi si è presentato – che in effetti di mestiere fa il flautista, anche piuttosto mediocremente, per dirla tutta.  Trattandosi della Banda dell’Esercito italiano, non sarebbe forse stato il caso di assoldare un vero presentatore?

Mi chiedo, allora, chi autorizzi tali concerti cosi approssimativi o se vi sia, al contrario, una sorta di autogestione nel farlo, dato che il 20 dicembre a Sabaudia non si è visto nessun Direttore. Non c’era, infatti, il Maestro Capitano Bona, Direttore della sopracitata Banda, che normalmente è sempre presente, ma al suo posto il Colonnello Umberto De Martino, il quale – peraltro – ne approfitta per comunicare che andrà via dal suo ruolo di Comandante della Banda dell’Esercito (cosa interessa al pubblico?).

Parlando, invece, dell’aspetto musicale, il jazz e lo swing degli anni ’30 sono molto belli e comunicativi, ma devono essere suonati da musicisti che fanno questo di mestiere. Altrimenti si rischia di offrire al pubblico che, al di là della simpatia dei musicisti, risulta una “minestra riscaldata”, ovvero l’imitazione di chi, questo genere così lontano dalla nostra tradizione, sa realmente eseguirlo.

Mi dispiace parlare cosi di questo gruppo, conoscendo invece la loro professionalità che, in altre occasioni, si è invece dimostrata molto valida. Mi chiedo allora quale necessità abbia la Banda dell’Esercito di muoversi in ambiti non usuali rispetto al suo?

Sperimentare può essere un valore aggiunto, ma non se l’esecuzione risulta stucchevole, finta e tediosa.

Un’operazione del genere può, eventualmente, avere una valenza mediatica per un pubblico di massa e quindi non esperto. Ma davvero è questo quello che deve fare la Banda dell’Esercito Italiano?

A tal proposito, risulta allora necessario capire in che modo i soldi dei contribuenti vengano gestiti e, quindi, in maniera approssimativa e superficiale, come nel caso del concerto del 20 dicembre 2018 a Sabaudia. 

Conosco, infatti, profondamente le bande musicali istituzionali e so bene che hanno l’obbligo, innanzitutto, di essere un apparato serio e quindi di offrire una concreta opportunità di conoscenza al pubblico. Nel farlo, però, non possono dimenticare di essere un’orchestra di Stato con altrettante responsabilità verso il pubblico che le sponsorizza, tramite le tasse. È bene ricordare, a tal proposito, che sono ormai le uniche formazioni musicali, insieme alle Orchestre dei Teatri lirici, ad avere la certezza dello stipendio.

Il Capo di Stato Maggiore, Salvatore Farina, e il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che sta girando mezzo mondo ed è molto presenzialista sui social network, dovrebbero spiegare  come vengono utilizzate queste istituzione e se concordano in un loro impiego così poco – a mio parere – ortodosso della Banda dell’Esercito.

Non sarebbe, al contrario, più opportuno organizzare anche settimanalmente concerti che possano dare al pubblico un vero esempio di cultura? Guardiamo agli esempi di Morricone, Piovani e Allevi, che riempiono costantemente i teatri.

Fino a due anni fa la Banda dell’Esercito Italiano faceva, ad esempio, i concerti nella sua sala prove: perché poi ha smesso? Ci vogliamo dimenticare che Riccardo Muti è venuto a dirigere la Banda dell’Esercito Italiano proprio in quella sala? Io c’ero, Signora Ministro e Signor Capo di Stato Maggiore, vogliamo fare questa figura barbina di invitarlo a dirigere la Banda Jazz?

Marco Vani
Marco Vani è lo pseudonimo di un esperto musicale che, dopo aver svolto attività giornalistica a livello internazionale, svolge attualmente un'altra professione e, per questo, preferisce firmarsi con un "nome d'arte". Profondo conoscitore della seconda arte, per CiSiamo.info recensisce concerti, spettacoli, film e tutto quanto ha la musica come oggetto.