Armani: “Addio Parigi, riporto le sfilate a Milano”

Armani: "Addio Parigi, riporto le sfilate a Milano". Per lo stilista la crisi legata al coronavirus impone di "fare squadra. Cosa in cui noi, finora, non siamo stati bravi come i francesi"

Armani:
Giorgio Armani

Armani: “Addio Parigi, riporto le sfilate a Milano”. “Tutelare la salute delle persone è prioritario. Dobbiamo cogliere l’occasione di cambiare il sistema e ridare il giusto valore alle cose”, dice Giorgio Armani in un’intervista a La Stampa. “La pandemia con il forzato arresto delle attività ci ha costretto a fare i conti con un sistema che ha rivelato tutta la sua fragilità e le sue distorsioni. Questo è il momento di rallentare la folle corsa, di fare di meno e meglio, concentrandoci sul prodotto. In tutti i settori. Mi auguro che prevalgano l’intelligenza, il buon senso e il coraggio”, continua lo stilista, secondo cui “è tempo di decisioni coraggiose. E a me piace far seguire i fatti alle parole. Perciò, dopo anni di sfilate a Parigi ho deciso di portare la mia alta moda a Milano. Il prossimo gennaio inviterò clienti e stampa nella sede storica della Giorgio Armani, a Palazzo Orsini, in via Borgonuovo. E da giugno metterò a disposizione su appuntamento i servizi della sartoria“.

Armani: “Addio Parigi, riporto le sfilate a Milano”

Ricominciare dalla ‘sua’ Milano per Armani “è una scelta coerente e pratica, nata dal desiderio di valorizzare il patrimonio del marchio, così come quello della città e del nostro Paese che sono strettamente legati. In questo, Milano potrà riavere un ruolo di prestigio internazionale. Spero che il mio esempio venga seguito anche da altri colleghi italiani che sfilano a Parigi. Sarebbe un’ottima occasione per fare squadra. Cosa in cui noi, finora, non siamo stati bravi come i francesi“. E sugli effetti economici dalla pandemia, “stiamo ancora combattendo una guerra globale e le conseguenze si faranno sentire a lungo. Ma non mi sono mai piaciuti i toni allarmistici, perché alimentano solo l’incertezza.La strada da percorrere è fatta di strategie comuni e prudenza. Bisogna rimboccarsi le maniche. E spero che vengano definite presto serie e congrue misure di sostegno per contenere l’impatto sull’economia e sulla società”.

E i consumi? “Priorità e ritmi saranno diversi – commenta Armani – Da molto sostengo, andando controcorrente, che dovremmo rallentare il passo. L’eccessivo, e direi falso bisogno degli ultimi anni di mostrare e produrre sempre di più, ha generato confusione e spreco. Basti pensare alla quantità di merce presente nei negozi. Nell’attesa di tornare alla normalità, possiamo riflettere sugli errori cercando di costruire un futuro migliore”. Specie con la moda, pronostica, il consumatore “avrà un rapporto cauto. Dipenderà da noi individuare i nuovi atteggiamenti e soddisfarne i bisogni. Evitando gli eccessi, puntando sul design e sulla qualità di proposte adeguate, durature e funzionali”. Avverte infine Armani che “il declino del sistema moda era già iniziato prima dell’epidemia, quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion, aumentando le consegne nei negozi sperando di vendere di più. Ma il lusso richiede tempo per essere realizzato e per essere apprezzato”.