Il prof. Richeldi (Cts) spiega perché non si riapre regione per regione

Il prof. Richeldi (Cts) spiega il no all'apertura differenziata per regioni. "I territori con pochi casi hanno molti cittadini senza alcuna immunità al coronavirus", dice il pneumologo

Il prof. Richeldi (Cts) spiega il no all'apertura differenziata per regioni.
Luca Richeldi, foto da fb Picenotime

Il prof. Richeldi (Cts) spiega il no all’apertura differenziata per regioni. E’ uno dei quesiti più insistenti a proposito di come il governo ha preparato la fase 2 che parte lunedì. Se certe Regioni sono scese a un numero bassissimo di casi, perché non prendere misure differenziate a livello territoriale? “Ci sono motivi pro e contro un approccio con misure differenziate a livello territoriale. Lo studio sierologico ci dovrebbe dire quanti cittadini italiani sono venuti in contatto con virus e hanno sviluppato una qualche immunità”.

Il prof. Richeldi (Cts) spiega il no all’apertura differenziata per regioni

Ma va tenuto conto del fatto che “nelle regioni meno colpite c’è una grande fetta di popolazione che questo virus non l’ha visto“. A farlo notare è Luca Richeldi, primario di Pneumologia della Fondazione policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico-scientifico sul coronavirus, intervenuto a ‘Omnibus’ su ‘La7’. Richeldi spiega quindi che “anche in una regione con pochi casi e un’alta popolazione suscettibile ci sono motivi per difenderla dal rischio” di un incremento esponenziale dei casi.