Fase 2, l’idea del vescovo: a Messa con turni e prenotazioni

Fase 2 Messa
Foto: Wikimedia Commons - Autore - Arrone)

Il momento della Fase 2 si avvicina e tra le abitudini che potrebbero tornare c’è anche quella di partecipare alla Messa, un momento sempre molto importante per tutti i cattolici. In queste settimane sono state sospese per evitare assembramenti che avrebbero potuto essere fonte di contagio, anche se non sono mancate le polemiche. Per molti, tra cui Matteo Salvini, era infatti impensabile non poter prendere parte alla celebrazione pasquale.

Ma cosa accadrà non appena torneremo parzialmente alla normalità? Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, ha lanciato un’idea particolare: Messe domenicali con turni e prenotazioni. Per quanto possa essere surreale, la proposta consentirebbe di fare entrare in chiesa i fedeli nella fase due dell’emergenza coronavirus, senza escludere nessuno ed evitando le folle che possono esserci in alcune occasioni.

Fase 2 Messa – L’idea del vescovo di Mazara del Vallo

In questo lungo periodo di celebrazioni a porte chiuse, al vescovo Mogavero ” è mancato il contatto con la gente e la possibilità di celebrare con un’assemblea celebrante perché dire messa davanti ad una telecamera o ad un telefonino non è la stessa cosa – ha detto in un’intervista all’Adnkronos -. Il cuore si inaridisce e quelle parole che uno dice di omelia, non è che siamo abituati come chi legge il telegiornale ed è soddisfatto davanti ad un occhio elettronico, hanno bisogno del riscontro col popolo di Dio. Noi abbiamo bisogno della gente, di dialogare e di vedere nelle facce se ci stiamo intendendo o se facciamo discorsi che non interessano a nessuno”.

Nella fase due, come ha promesso a nome del governo il ministro dell’Interno Lamorgese, si torneranno a celebrare i funerali. “In accordo col Prefetto – racconta il vescovo la sua esperienza – e la cosa funzionò perfettamente, prima dell’emergenza, celebravo funerali consentendo l’ingresso in chiesa a 10 persone, i parenti stretti del defunto. Facevo la messa a porte chiuse con l’incaricato delle pompe funebri che gestiva l’ingresso, mettendo le dieci persone a distanza. La gente aveva capito l’importanza del rispetto delle regole e si dava la consolazione ai parenti dei defunti. Per i matrimoni, celebrazioni con sposi e testimoni nel rispetto delle distanze anti contagio: si raggiungeva lo scopo di prevenzione e di fede. Poi ci hanno fatto chiudere. Ora fateci riaprire“.